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Collezionismo: il Rolex “ghiera verde”

Quando Rolex diventò verde …

Tra i pezzi più ambiti del mercato troviamo un orologio che costituisce un must per molti collezionisti: il Rolex “ghiera verde”.

Rolex Submariner LV (lennette vert) viene distribuito per la prima volta sul mercato nell’autunno 2003. Immediatamente conquistò il suo spazio nel cuore degli appassionati del marchio. E non solo per essere stato deputato a festeggiare il cinquantenario della linea Submariner, introdotta nel 1953.

Il giorno della sua presentazione, a Marzo a Baselworld, nessuno immaginava che con questa referenza 16610LV sarebbe cambiato qualcosa per sempre negli orologi della maison ginevrina.

Il postiche di presentazione mostrava infatti, come tutti i suoi fratelli precedenti, i buchi passanti sulle anse.

Da quel momento però, i Rolex hanno eliminato questa caratteristica, passando al foro chiuso all’esterno del tournage (cassa 16610T).

Ma non fu la sola novità. Da allora il bracciale 93250 sostituì il precedente 93150.

Le quotazioni del “Ghiera Verde”, chiamato anche “Anniversario”, “Lunette Vert”, “Hulk”, “Kermit” o “Maxi Dial” sono state sempre sostenute rispetto al listino. Per la novità di un colore che ormai più di 15 anni fa non era proprio diffusissimo in Orologeria. Ma anche per la scarsità di produzione che lo ha sempre accompagnato.

Un Limited Edition in pectore

Nonostante Rolex abbia sempre negato che si tratti di una “Limited Edition”, il “Ghiera Verde” è apparso sul mercato in numeri nettamente inferiori rispetto alle corrispondenze relative agli altri Submariner.

I vari modelli, che si possono raggruppare sostanzialmente in due serie, differiscono tra loro per alcune varianti che fanno la gioia dei collezionisti.

Alcune tra esse riguardano la grafica del “4” sulla ghiera, la grafica e i caratteri delle scritte sul quadrante e la presenza dell’anello RRR. E infine, relativamente ai modelli della seconda serie, le differenze inerenti la dicitura “Swiss Made”.

Questo modello, che è ormai un’icona, viene richiesto ormai da 15 anni con la medesima frequenza e interesse. Divenendo quasi un simbolo tra i segnatempi che si possono acquistare, sfoggiare qualche anno, e poi rivendere marginando un buon guadagno. Qualcosa vorrà pur significare …

 

Swatch Group, addio a Baselworld: come cambia il panorama orologiero

Il gruppo svizzero diserterà già la prossima edizione

Un altro colpo per gli organizzatori di Baselworld, la fiera dell’Orologeria che fino a qualche anno fa era l’incontrastata regina del panorama mondiale del settore.

La decisione della famiglia Hayek è stata motivata con il calo di interesse attorno alla manifestazione. Ma sono tanti in Svizzera e tra gli addetti ai lavori che leggono dietro a questo annuncio altri scenari.

Già l’edizione del 2018 aveva fatto segnare il passo in termini di interesse. I brand presenti sono stati circa 650, contro un numero doppio nel 2017.

Il primo a prendere le distanze da Basel era stato il gruppo Richemont. Ma in quel caso non si trattava di un disimpegno, in quanto il colosso aveva voluto affermare una posizione distinta dai competitor, caratterizzandosi sul Salone dell’Orologeria di Ginevra.

Swatch Group, invece e al meno per il momento, non propone alternative. E questa è sicuramente una decisione abbastanza anomala. Anche perché c’è chi sussurra che il gruppo avrebbe anche potuto ottenere condizioni favorevoli trattando una probabile permanenza.

Numeri tiranni

I più attenti, e anche accorti tra gli osservatori invitano a dare un’occhiata ai recenti numeri del settore. Una risposta a questo nuovo corso del comparto sarebbe da ricercare nel nuovo equilibrio di mercato. La penalizzazione dei mercati tradizionali, una non fortunata gestione dei flussi di forniture internazionali, sarebbero sotto la lente d’osservazione.

Alcuni analisti inoltre mettono in risalto le politiche adottate da molti Brand Manager negli ultimi anni. Strategie d’assalto che miravano a profitti immediati e non si curavano di programmazione a lungo termine sarebbero state l’incipit di condizioni non troppo positive.

D’altra parte i cosiddetti “manager d’assalto” poco si curano del futuro. Certi come sono che un successo immediato spalancherebbe loro le porte di contratti importanti presso altri lidi. E allora perché curarsi del futuro di un’azienda che potrebbe divenire il loro passato?

Prendiamo ad esempio l’appeal di molti mercati nazionali, tra cui quello italiano che tradizionalmente è stato sempre importantissimo. Il mercato è ora sempre più dipendente dalla forza dei mercati dell’Est. Ma una vera politica di salvaguardia lungimirante dello zoccolo duro nazionale non pare essere stata applicata. O per lo meno non certo in modo efficace.

Un gioco al massacro

Anche la distribuzione è cambiata profondamente. La figura dell’Agente di Commercio è stata sostituita da quella del dipendente aziendale. Con conseguente modifica dell’impatto e della suggestione della forza vendite sul dettagliante.

I nuovi contratti di distribuzione selettiva e le politiche di aggressione del mercato hanno lasciato scie di insoddisfazione. Anche perché cieche di fronte ad altri agenti esterni quali le vendite online e la grande distribuzione.

Insomma: tanta carne al fuoco, una grande dose di miopia, e esaltazione di troppi Yes Men. Il risultato non poteva forse essere molto diverso.

E tanti operatori sani economicamente e patrimonialmente stanno abbandonando il giochino.

Sta di fatto che alla nuova dirigenza di Baselworld, capitanata da Michel Loris-Melikov, spetta l’onere dell’interpretazione del momento. Insieme alla speranza di far recedere Swatch Group dai propri intenti.

Ma la domanda che si affaccia birichina è la seguente: cosa accadrebbe se non partecipassero neppure Rolex e il sempre più potente gruppo LVMH?