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Collezionismo – Il “tardo ‘900” (1) – Ferrovie dello Stato

Saper distinguere fischi per fiaschi.

Spesso quando con mio figlio Emanuele, anch’egli Perito, ci troviamo di fronte ad oggetti ritenuti antichi, guardandoci con complicità negli occhi, li definiamo risalenti al “tardo ‘900”.

Più che una lanciare una provocazione occorre sottolineare che il secolo scorso fu ricco di opportunità, ma anche di tentazioni per i falsari, che con le tecniche e la tecnologia vigenti hanno saputo creare opere ed oggetti che avrebbero potuto trarre facilmente in inganno l’occhio profano.

Ma liquidare il periodo risalente agli ultimi 60/70 come una fase priva di realizzazioni di valore e contenuti sarebbe imperdonabilmente errato.

A partire dal secondo dopo guerra l’Orologeria ha trovato una sua collocazione peculiare nell’ambito del collezionismo, con moltissime opere che definirei di alto pregio. Importante è saperle riconoscere e distinguere quanto è “romanzo commerciale” e quanto invece è sostanza.

Un esempio è costituito dagli orologi delle Ferrovie dello Stato. Tutti, chi più chi meno possiamo vantare di possedere o aver visto, o solo anche sentito parlare, all’interno del nostro nucleo famigliare, di un orologio, magari del nonno, che era “da ferroviere”.

In queste affermazioni può essere nascosta tanta verità e tante bugie. Vediamo quindi insieme cosa può esserci di vero.

Prima e dopo la seconda guerra mondiale le Ferrovie dello Stato dotarono alcuni tra i propri ferrovieri di un orologio da tasca. Doveva essere equipaggiato, ovviamente, di un movimento preciso: sappiamo tutti che in quei periodi “i treni arrivavano in orario”.

L’idea di un orologio pregiato convinse molti commercianti, e soprattutto produttori, ad ammiccare a questo business. Nacquero di conseguenza molte serie di orologi che più o meno velatamente accennavano ad essere “l’orologio delle Ferrovie”.

Le imitazioni

Allora non esisteva una vera e propria regolamentazione che punisse le false dichiarazioni un po’ “border of line”, specialmente quando quanto veniva affermato era un po’ nebuloso.

Si verificò di conseguenza un’invasione del mercato da parte di orologi da tasca che recavano sul fondello il monogramma “FS”. Si utilizzarono pure le raffigurazioni di un treno. Per eludere meglio la buona fede senza rischiare di incorrere troppo nelle maglie della giustizia, si arrivò addirittura a stampare sulla cassa l’immagine di una locomotiva vagamente esotica, sovrastata da una mezza luna. Erano i famigerati orologi “delle Ferrovie turche”!

I veri orologi dati in dotazione ad alcuni ferrovieri sono oggi ormai assai rari.

Come riconoscerli?

Nulla di più semplice. Essi possedevano, oltre ad aver subito controlli che riconoscessero laCollezionismo - Il "tardo '900" (1) - Ferrovie dello Stato precisione, avevano alcune peculiarità.

Per essere certi di possedere un orologio “da ferroviere” constatiamo prima di tutto l’incisione del numero di serie. È ovvio che la fornitura da parte dello Stato debba essere in qualche modo catalogata. Si scelse quindi di apporre sotto l’incisione del monogramma “FS” anche il numero di serie. Un esperto sa poi facilmente valutare se l’incisione è di serie, d’epoca e originale.

La maggior parte degli orologi delle ferrovie, e sicuramente solo quelli che lo sono veramente, furono del marchio “Perseo” ed erano equipaggiati con il calibro Cortebert 378.

Recavano l’indicazione di ore minuti, arricchite dal contatore dei secondi ad ore 6. Le lancette erano stilizzate con la coppia a bacchetta rastremata quella dei minuti, e a “pera” quella delle ore. La lancetta dei secondi era finissima e portava una coda di compensazione posteriore a boule.

Se possedete un orologio con queste caratteristiche … beh, siete collezionisti fortunati.

Nella prossima puntata affronteremo l’argomento Roskopf: scopriremo le battaglie occorse in svizzera tra chi voleva diffondere l’orologio anche ai più poveri, e chi invece voleva mantenerlo quale oggetto elitario.