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Si fa presto a dire “Snoopy”: averlo è difficile

L’iconico orologio di Omega, legato allo Spazio.

Gli appassionati potranno confermarlo all’unisono: Omega Snoopy è uno tra gli orologi più ambiti dell’intero panorama orologiero mondiale.

Le motivazioni sono molteplici e facilmente intuibili. Si tratta di un segnatempo raro che allo stesso tempo unisce alla difficile reperibilità una quantità enorme di accezioni.

Snoopy è uno tra i personaggi più amati dei fumetti e dei cartoon. Incarna quelle insicurezze e quegli stati d’animo vissuti intimamente da tutti nel corso della seconda metà del ‘900. A molti richiama alla mente l’infanzia, ma sicuramente a tutti un periodo che alla luce d’oggi ci pare più semplice.

Ma c’è dell’altro: Snoopy ha vissuto in prima persona, da grande protagonista, le due tragedie delle guerre mondiali. Legato com’era, più o meno metaforicamente, al mondo dell’aviazione: un universo accostato costantemente a quello della misurazione del Tempo.

Omega ha rilevato prontamente l’accostamento evidenziato quasi per automatismo dalla Nasa al proprio progetto spaziale. E creò l’iconico orologio che nel corso degli anni ’60 accompagnò l’avventura che sublimò nell’allunaggio e nella prima impronta di Neil Armstrong sulla Luna.

Il celebrativo è divenuto altrettanto prezioso.

Ad accrescere l’attenzione e la suggestione attorno a questo orologio-simbolo, intervenì 45 anni dopo la nuova versione che ne celebrava il 45° anniversario.

La scelta è quindi imbarazzante sotto l’aspetto estetico. Tutte le versioni sono ambite e quasiSi fa presto a dire "Snoopy": averlo è difficile introvabili. Non vi è però altro imbarazzo, perché qualora uno a caso tra questi modelli dovesse presentarcisi, sono certo che nessuno farebbe passare inerte l’occasione.

Sul quadrante, contrariamente a molti personaggi celebrativi presenti su altri brand, lo Snoopy di Omega è discreto. Una presenza pesante per il suo prestigio, ma delicata nelle dimensioni. Esattamente come si presenta il mitico cagnolino nelle strisce di Schultz. Influente, ma senza urlare.

È assolutamente inutile parlare di prezzo. Si tratta di una di quelle situazioni in cui molto spesso venditore e compratore si trovano d’accordo in pochi secondi. È significante solo l’intenzione di vendere da una parte, e quella di comprare dall’altra. La trattativa a quel punto non può fallire.

Ogni Omega Snoopy resta uno di quegli esemplari che percepito al polso fa impallidire e scomparire al suo cospetto quasi tutte le altre creature del mondo orologiero. Significa che la persona che lo indossa ha sublimato il proprio successo nella vita arricchendolo con l’impresa di aver conquistato anche questo pezzo di Storia.

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Collezionismo – (3) I marchi storici – Waltham

Il marchio che ha cambiato l’Orologeria.

Nel ricco panorama orologiero esistono marchi di tendenza ed altri che, nonostante qualità e prestigio, sono stati spesso trascurati dal mercato.

I motivi sono molteplici, e non è questa l’arena giusta per dibatterne. Sta di fatto che nel corso della Storia nomi anche importanti sono stati per lo più sconosciuti al grande pubblico.

Gli esempi sono infiniti. Oggi prendiamo in considerazione Waltham, un nome che come vedremo è risultato di estrema rilevanza per l’Orologeria, tanto da cambiarne il corso.

Va premesso che la maison non è scomparsa, e che dopo anni di semi-oblìo sta riproponendosi attivamente all’attenzione del mercato. Forse, però, questo marchio meriterebbe più considerazione da parte degli appassionati. Vediamo insieme il perché.

Waltham fece da spartiacque e da traghettatore tra l’Orologeria pionieristica dei primi mastri orologiai, e quella attuale.

Gli inizi

Fino alla prima metà del XIX gli orologiai costruivano manualmente i componenti dei propri segnatempo, lavorando alacremente e con la massima perizia su ogni singolo particolare.

Esistevano evidentemente già allora alcune specializzazioni, ma tutto il lavoro veniva compiuto artigianalmente.

Queste condizioni influivano non poco sul mercato, anche perché ogni esemplare richiedeva lunghi tempi di lavorazione.

Necessità di precisione

Nonostante la grande perizia dei  mastri dell’epoca, gli attriti e le rifiniture, seppur magistrali per l’epoca, restavano oggettivamente approssimate. E ciò a scapito di precisione, isocronismo e durata stessa delle realizzazioni.

Quello che ora defineremmo “step up” venne dagli USA, paese in cui la tecnologia è sempre stata di casa. Negli Stati Uniti, più ancora che in Europa, era in atto la “Rivoluzione Industriale”.

L’abbinamento tra industria e orologeria, che era il business nascente dell’epoca, non fu però automatico. La difficoltà ad applicare i principi industriali ad una disciplina costruttiva che comportava così tante varianti in termini di componentistica, era indubbiamente un problema.

La maison Waltham nacque quindi sotto crismi diversi rispetto a tutte le concorrenti dell’epoca. Era il 1850 e nella città di Roxbury, nel Massachuttes, sorse la prima fabbrica di orologeria al mondo. Si badi bene: “fabbrica” e non laboratorio o “comptoir”, questo ultimo primato spetta ad altri.

La produzione industriale dei componenti più comuni, e quelli che potevano essere impiegati in diversi calibri furono i primi che beneficiarono della innovazione. Quasi subito il fenomeno esplose, e la fabbrica fu trasferita nella vicina città di Waltham.

Il successo

Fu l’inizio di una cavalcata che durò decenni, sfruttando soprattutto la grande richiesta che all’epoca era fortissima, di orologi da tasca e per le ferrovie statunitensi.

Waltham divenne un fiore all’occhiello dell’industria americana. Dei suoi segnatempo ben presto furono equipaggiati i settori sensibili dell’economia, e certamente anche quelli economicamente rilevanti. Gli esempi fioccano: esercito, aviazione, sistemi di controllo e di verifica, e così via.

Il sistema industriale si diffuse così capillarmente che, come sappiamo, caratterizza ancora oggi la produzione orologiera praticamente ad ogni livello

Nel 1950, 100 anni dopo la sua fondazione, la fabbrica si trasferì in Svizzera. Fu un passaggio quasi automatico ed obbligatorio viste le nuove condizioni di interscambio e di distribuzione del lavoro e delle merci.

Oggi Waltham ha la sua sede a Marin (Neuchatel). Si tratta di una città che assurge quasi a simbolo dell’Orologeria, essendo una delle sedi scelte, tra le altre cose, anche da ETA e poi da Swatch Group anche quale polo didattico.

Ma è innegabile che i veri protagonisti della Storia di Waltham restino i segnatempo da tasca, in particolar modo quelli prodotti fino all’inizio della seconda guerra mondiale.

I veri collezionisti non possono non averne almeno uno in bacheca.

 

 

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Collezionismo – (2) La lotta per lettura del Tempo – Roskopf

Un nome “abusato” che cela una storia di potere.

Quando diciamo “Roskopf” pensiamo subito ad un orologio a cipolla. La leggenda ci fa immaginare come un segnatempo d’epoca, precisissimo e molto prezioso. Ebbene, mi dispiace deludervi ma non è nulla di ciò.

L’orologio Roskopf, o come si dice “con scappamento a Roskopf”, è un orologio nato nella seconda metà dell’800. Ed è stato creato per raggiungere clienti che non avevano grandi disponibilità.

Era un po’ il precursore, sotto certi e misuratissimi aspetti, dello Swatch. Ma certamente era un orologio che nasceva per un’idea di rivoluzione culturale, esattamente come il plasticoso orologio dei nostri giorni.

Georges-Frédéric Roskopf nacque in Alsazia, quando questa era ancora tedesca nel 1813. Già nel 1829 lo troviamo in Svizzera. Ottenuta la nazionalità elvetica, iniziò a lavorare come tanti giovani dell’epoca in un comptoir di La Chaux de Fonds nel Cantone di Neuchatel.

Il giovane Roskopf era molto intraprendente e geniale. Scopri un modo per semplificare la costruzione di un normale orologio da tasca, riducendo i pezzi da 160 a soli 57.

Il risultato fu quello di un orologio meno preciso ma molto solido e certamente molto meno costoso.

Un guerra di classe

A questo punto si scatenò una vera guerra tra Roskopf e i produttori di orologeria, che vedevano in questo modo insidiate le loro creazioni.

Roskopf ci mise poi del suo chiamando l’orologio “montre proletaire” scatenando quindi anche un’accezione politica che incrudì la lotta. Ma servì anche a pubblicizzare enormemente il prodotto.

Come avvenne più di un secolo dopo con lo Swatch l’idea colpì tutti in modo trasversale, ma la prima produzione di Roskopf avvenne solo nel 1857, quando l’inventore aveva 54 anni. Ne furono prodotti e venduti oltre 20 milioni di esemplari che furono acquistati da gente di ogni ceto sociale.

A questo punto gli altri produttori si rassegnarono a convivere con i Roskopf, che si ritagliarono la loro fetta di mercato, senza penalizzare gli altri segnatempo, che proseguirono a vendersi a chi cercava maggiore qualità.

Anzi, quando l’Union Horlogere di Bienne si accorse che le vendite stavano globalmente crescendo per tutti, adotto addirittura un orologio equipaggiato con il movimento Roskopf.

Quello che vediamo raffigurato è proprio lui! Fa parte della Collezione Cannoletta.

Collezionismo – Il “tardo ‘900” (1) – Ferrovie dello Stato

Saper distinguere fischi per fiaschi.

Spesso quando con mio figlio Emanuele, anch’egli Perito, ci troviamo di fronte ad oggetti ritenuti antichi, guardandoci con complicità negli occhi, li definiamo risalenti al “tardo ‘900”.

Più che una lanciare una provocazione occorre sottolineare che il secolo scorso fu ricco di opportunità, ma anche di tentazioni per i falsari, che con le tecniche e la tecnologia vigenti hanno saputo creare opere ed oggetti che avrebbero potuto trarre facilmente in inganno l’occhio profano.

Ma liquidare il periodo risalente agli ultimi 60/70 come una fase priva di realizzazioni di valore e contenuti sarebbe imperdonabilmente errato.

A partire dal secondo dopo guerra l’Orologeria ha trovato una sua collocazione peculiare nell’ambito del collezionismo, con moltissime opere che definirei di alto pregio. Importante è saperle riconoscere e distinguere quanto è “romanzo commerciale” e quanto invece è sostanza.

Un esempio è costituito dagli orologi delle Ferrovie dello Stato. Tutti, chi più chi meno possiamo vantare di possedere o aver visto, o solo anche sentito parlare, all’interno del nostro nucleo famigliare, di un orologio, magari del nonno, che era “da ferroviere”.

In queste affermazioni può essere nascosta tanta verità e tante bugie. Vediamo quindi insieme cosa può esserci di vero.

Prima e dopo la seconda guerra mondiale le Ferrovie dello Stato dotarono alcuni tra i propri ferrovieri di un orologio da tasca. Doveva essere equipaggiato, ovviamente, di un movimento preciso: sappiamo tutti che in quei periodi “i treni arrivavano in orario”.

L’idea di un orologio pregiato convinse molti commercianti, e soprattutto produttori, ad ammiccare a questo business. Nacquero di conseguenza molte serie di orologi che più o meno velatamente accennavano ad essere “l’orologio delle Ferrovie”.

Le imitazioni

Allora non esisteva una vera e propria regolamentazione che punisse le false dichiarazioni un po’ “border of line”, specialmente quando quanto veniva affermato era un po’ nebuloso.

Si verificò di conseguenza un’invasione del mercato da parte di orologi da tasca che recavano sul fondello il monogramma “FS”. Si utilizzarono pure le raffigurazioni di un treno. Per eludere meglio la buona fede senza rischiare di incorrere troppo nelle maglie della giustizia, si arrivò addirittura a stampare sulla cassa l’immagine di una locomotiva vagamente esotica, sovrastata da una mezza luna. Erano i famigerati orologi “delle Ferrovie turche”!

I veri orologi dati in dotazione ad alcuni ferrovieri sono oggi ormai assai rari.

Come riconoscerli?

Nulla di più semplice. Essi possedevano, oltre ad aver subito controlli che riconoscessero laCollezionismo - Il "tardo '900" (1) - Ferrovie dello Stato precisione, avevano alcune peculiarità.

Per essere certi di possedere un orologio “da ferroviere” constatiamo prima di tutto l’incisione del numero di serie. È ovvio che la fornitura da parte dello Stato debba essere in qualche modo catalogata. Si scelse quindi di apporre sotto l’incisione del monogramma “FS” anche il numero di serie. Un esperto sa poi facilmente valutare se l’incisione è di serie, d’epoca e originale.

La maggior parte degli orologi delle ferrovie, e sicuramente solo quelli che lo sono veramente, furono del marchio “Perseo” ed erano equipaggiati con il calibro Cortebert 378.

Recavano l’indicazione di ore minuti, arricchite dal contatore dei secondi ad ore 6. Le lancette erano stilizzate con la coppia a bacchetta rastremata quella dei minuti, e a “pera” quella delle ore. La lancetta dei secondi era finissima e portava una coda di compensazione posteriore a boule.

Se possedete un orologio con queste caratteristiche … beh, siete collezionisti fortunati.

Nella prossima puntata affronteremo l’argomento Roskopf: scopriremo le battaglie occorse in svizzera tra chi voleva diffondere l’orologio anche ai più poveri, e chi invece voleva mantenerlo quale oggetto elitario.