Tecnica: rubini e grani d’ottone, viaggio tra storia e attualità

Tecnica: rubini e grani d'ottone, viaggio tra storia e attualità

L’importanza dei rubini nell’evoluzione dell’Orologeria.

Questo argomento ci permetterà di spaziare in lungo e in largo per tutta la Storia dell’Orologeria. Tratteremo infatti argomenti che hanno creato enormi problemi ai primi orologiai. Ma che comunque ancora oggi costituiscono motivo di inquietudine per molti appassionati.

Durante il passaggio di miniaturizzazione dagli orologi da torre a quelli da conservare in casa e successivamente da portare in tasca, la tecnica si concentrò sulla riduzione di dimensioni. L’aspetto funzionale venne affrontato solo ed esclusivamente in relazione alla propulsione. Fu in effetti il problema principale. E fu risolto passando dalla trazione a pesi a quella a molla.

Il ruotismo e le platine furono esclusivamente miniaturizzati. A questo punto, però, sorse un ulteriore problema. Se con i pesi la pressione sul ruotismo poteva definirsi quasi costante, variando solo la relazione con la forza di gravità del peso, con la molla si amplificarono i problemi di isocronismo.

La molla al massimo della carica dispone di una forza propulsiva molto superiore a quando risulta quasi rilassata all’interno del bariletto. Le correzioni, a volte attuate grazie a soluzioni affascinanti, saranno motivo di altro articolo. Oggi evidenzieremo l’effetto della forza propulsiva sul ruotismo.

Cosa accade

È chiaro che la molla in tensione, spingendo sulla prima ruota, non solo la induce a ruotare grazie all’ingrano col bariletto. Per forza di cose viene creata una pressione che implica una variazione dell’asse verticale della ruota stessa. I perni superiore e inferiore della ruota premono quindi sulla parete del foro nel quale alloggiano. E ciò proprio in conseguenza al posizionamento obliquo che la ruota assume sotto pressione.

A lungo andare il perno, essendo in acciaio, forzando nel foro della platina in ottone, lo ovalizza, determinando una marcia alterata per via dell’inclinazione sempre maggiore delle ruote.

Il problema viene risolto in pendoleria, restringendo i fori. In alcuni pendoli i perni alloggiano in grani d’ottone che si possono sostituire.Quando questi accessori non sono disponibili il procedimento adottato è possibile grazie alla malleabilità dell’ottone. Con un punzone apposito, il cui terminale è adeguato al foro da restringere, si batte sulla platina forzando materiale che dilatandosi restringe il buco. A questo punto con un calissoir si dona rotondità e dimensioni adatte al perno da alloggiare.

Il rubino

Da queste considerazioni si capisce quanto sono importanti i rubini al fine della durabilità e della precisione dei nostri segnatempo. Non tanto per la preziosità del materiale (i rubini degli orologi sono tutti sintetici), quanto per la funzionalità.

Il corindone (rubini e zaffiri appartengono a questa specie), naturale o sintetico, è un materiale estremamente duro. Sulla scala Mohs è inferiore di un solo grado al diamante. Essendo quindi più duro di ogni lega di cui i perni sono costruiti, non ne viene deformato. Ma c’è di più. Non è così duro e abrasivo da consumare il perno stesso.

Ma allora, ci si chiederà, qual’è l’incidenza odierna sull’Orologeria, dato che tutti gli orologi degni di questo nome posseggono rubini? Il fastidio esiste per gli appassionati e per i tecnici che si dilettano nell’Orologeria antica e nei restauri.

La quasi totalità degli orologi da tasca non avevano i rubini. Gli stessi Roskopf ne erano (essendo tra l’altro orologi economici) sprovvisti.

Ne deriva che quando prendiamo in considerazione l’acquisto di un orologio da tasca antico o vecchio, dobbiamo necessariamente osservare soprattutto questo fattore. Non basta che l’asse sia integro e ci si illuda che una “pulizia” possa rianimare il segnatempo. Non è sufficiente che la spirale sia in ordine. Occorre necessariamente dare anche un’occhiata allo stato dei grani d’ottone o dei fori che ospitano i perni.

Se questi sono molto ovalizzati, dobbiamo anche essere in grado di risolvere il problema. A lungo andare infatti la posizione obliqua delle ruote impedisce di fatto lo scorrimento regolare. Abbiamo perciò i casi di quei movimenti che, pur essendo tutti in ordine (almeno apparentemente) ci pare che “inspiegabilmente” non funzionino.

 

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Enrico Cannoletta
Tecnico orologiaio e gemmologo diplomato presso il Gemological Institute of America specializzato in orologeria meccanica e storia dell’orologeria, è stato uno dei primi tecnici in Italia esperti nella riparazione degli orologi a quarzo analogici, LED e LCD. Titolare insieme al figlio Emanuele della storica Gioielleria Cannoletta di Sanremo fondata da suo padre Antonio nel 1949 e Consulente Tecnico del Tribunale di Sanremo per il settore Preziosi. Collabora da diversi anni con il Blog degli Orologi, il Blog dei Gioielli e altre testate specializzate.
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