Tecnica Orologiera: l’automatico. Cos’è e come funziona

Tecnica Orologiera: l'automatico. Cos'è e come funziona

Storia e tecnica del sistema di carica automatica.

Tutti noi, in linea di massima, possediamo ed apprezziamo l’orologio meccanico a carica automatica. Anzi, in questo particolare momento storico è il meccanismo che giudichiamo più pregiato e meritevole di attenzioni anche dal punto di vista collezionistico.

Non tutti, però ne conoscono i risvolti tecnici, primo tra tutti il funzionamento. Ma anche le varianti che questa funzione può offrire.

L’orologio a carica automatica nacque in tempi relativamente moderni. Le maggiori maison della grande tradizione svizzera erano

Tecnica Orologiera: l'automatico. Cos'è e come funziona

Orologio Harwood d’epoca a carica automatica (Immagine tratta dal sito Orologiko.it)

già attive. L’innovazione della carica automatica fu però inventata da un inglese, e precisamente da John Harwood nel 1923. La Svizzera è già considerata allora la patria dell’Orologeria, per cui il brevetto fu depositato nel paese elvetico. (Fonte “Teoria di Orologeria”. – Reymondin, Monnier, Jeanneret, Pelaratti. – Federation des Ecoles Techniques. – Con collaborazione di Commission Romande d’Evaluation des Moyens d’Enseignement).

Gli orologi automatici Harwood erano dotati di una massa oscillante centrale che descriveva in rotazione un asse di 130°. L’inventore aveva così tanta fiducia nel sistema che rinunciò addirittura alla corona e all’albero di carica. La messa in orario dell’orologio avveniva attraverso la lunetta rotante.

Inutile dire che la proposta ebbe una risposta eclatante e ben presto tutte la maison svizzere misero a punto gli studi per la produzione di un movimento automatico. Harwood ha ripreso recentemente vigore e presenta sul mercato un suo catalogo di prodotti. Ovviamente la suggestione di reperire un automatico Harwood costruito negli anni ruggenti rappresenta un grande fiore all’occhiello per ogni appassionato.

La tecnica

In seguito, come abbiamo visto, si svilupparono gli studi in materia. La soluzione definitiva si avvalse della conservazione dell’albero di carica. Si decise quasi unanimemente, anche per questioni pratiche e di convenienza, di applicare un blocco al movimento di base. Questo “gruppo” comprende la massa oscillante e il ruotismo di carica. L’interazione con il bariletto avviene attraverso il pignone di trasmissione. In questo modo il movimento risulta perennemente alimentato, a condizione che il polso dell’utilizzatore imprima un movimento.

Tecnica Orologiera: l'automatico. Cos'è e come funziona

Massa oscillante alleggerita al centro con intagli. (Immagine tratta dal sito Ilblogdeipreziosi.it)

La massa oscillante ruota innescando il ruotismo di trasmissione, il quale provvede a far ruotare il perno del bariletto che a sua volta avvolge la molla ponendola in carica.

Restava però il problema di quando la molla fosse già al massimo della tensione. Per risolvere si pensò di dotare le molle degli automatici di una brida aggiuntiva al suo capo estremo, ovvero quello che la aggancia al bariletto. In questa maniera, la molla giunta al massimo della tensione slitta di un giro lasciando margine di carica. Questa particolare funzione viene indicata in gergo “molla senza fine”.

Nel corso degli anni ’30 e fino agli anni ’50 si rovesciarono sul mercato molte varianti del sistema di carica automatica. Evidente conseguenza degli studi promossi dalle varie maison.

Le varianti

Attualmente i sistemi di carica automatica sono diversi. Tutti però hanno un denominatore comune che li rende almeno nella maggior parte esteticamente simili. Le varie versioni differiscono per funzionalità della massa oscillante, ma anche per le sue dimensioni e collocazione.

Varianti per funzionalità della massa oscillante:

  1. Massa oscillante con arresto – Fu propria dei primi modelli la cui rotazione si fermava a 120° e che “rimbalzava” su due molle ammortizzatrici – Si tratta di un sistema superato in quanto limita notevolmente le potenzialità dinamiche.
  2. Sistema con massa oscillante unidirezionale – Ruota senza fine nelle due direzioni ma provvede a caricare in un senso solo.
  3. Sistema con massa oscillante bidirezionale – Ruota senza fine nelle due direzioni e carica in entrambi i sensi.

Ad una prima impressione potrebbe sembrare che il sistema bidirezionale sia più efficace. E infatti in linea di massima è così. Le moderne tecniche hanno però determinato una minore incidenza degli attriti. Ragion per cui in molti movimenti di pregio viene preferita la carica unidirezionale per non stressare troppo la molla.

Consiglio: I più sedentari sceglieranno un orologio automatico a carica bidirezionale. Per le persone più attive, se l’orologio è di pregio, valutare la scelta di un carica unidirezionale.

Varianti per dimensione e collocazione:

  1. Massa oscillante che occupa la metà dell’intera superficie del  movimento e dispone di un perno centrale.
  2. Massa oscillante di piccole dimensioni che viene posta in posizione laterale.

La prima delle due si trova nella stragrande maggioranza dei casi e in orologi di ogni categoria, pregio e costo. Le dimensioni della massa oscillante sono sufficienti a garantire una piena carica e rispondono otiimamente alle sollecitazioni dinamiche. La forza impressa dalla massa è adatta inoltre a muovere adeguatamente i ruotismi di trasmissione.

La seconda viene utilizzata unicamente avvalendosi di materiali tecnologicamente avanzati che siano in grado di garantire una differenza notevole tra il peso esterno della massa oscillante e la sua stessa porzione centrale. In questo modo si crea un equilibrio estremamente instabile che si traduce in maggiore forza dinamica.

I materiali

Generalmente la porzione interna della massa oscillante, chiamata tecnicamente “supporto”, è costruita in materiale metallico elastico. Il motivo è quello di garantire la non deformabilità. Si tratta infatti di un elemento che resta sospeso e viene retto soltanto dal perno centrale. Per questo motivo vengono generalmente utilizzati ottone o alpacca.

Altro è il discorso relativo alla porzione esterna. In questo caso si deve assicurare un certo peso che sbilanci notevolmente la massa inducendola a ruotare il più possibile attorno al proprio perno. In un primo tempo si ricorse alla soluzione più ovvia, ovvero all’uso del piombo. Successivamente la massa venne perfezionata con l’utilizzo di leghe sinterizzate di rame e nichel arricchite con notevole quantità di polvere di tungsteno. Le maison più prestigiose usano anche oro, platino o iridio.

Riassumendo

In generale la carica automatica avviene attraverso la spinta al ruotismo di trasmissione da parte di una massa oscillante che ruota attorno ad un perno centrale. La forza dinamica così esercitata e determinata dal movimento del polso, provvede alla carica di una molla senza fine.

Esistono diversi sistemi di carica automatica tra i quali l’utente può scegliere il più confacente al suo uso personale.

 

 

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Enrico Cannoletta
Tecnico orologiaio e gemmologo diplomato presso il Gemological Institute of America specializzato in orologeria meccanica e storia dell’orologeria, è stato uno dei primi tecnici in Italia esperti nella riparazione degli orologi a quarzo analogici, LED e LCD. Titolare insieme al figlio Emanuele della storica Gioielleria Cannoletta di Sanremo fondata da suo padre Antonio nel 1949 e Consulente Tecnico del Tribunale di Sanremo per il settore Preziosi. Collabora da diversi anni con il Blog degli Orologi, il Blog dei Gioielli e altre testate specializzate.
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