La batteria, questa sconosciuta

La batteria, questa sconosciuta

Viaggio nel mondo delle batterie per orologio.

La diffusione degli orologi al quarzo ha posto d’attualità per professionisti del settore e appassionati il problema della batteria.

Per la maggior parte degli utilizzatori pare banale, ma in realtà esistono tutta una serie di implicazioni, che sebbene abbastanza logiche, potrebbero creare qualche imbarazzo.

Vediamo allora insieme di entrare nel “mondo” delle batterie per orologio.

Non si chiama “pila”

Innanzitutto va detto che il nome corretto non è “pila” ma “batteria”. Si tratta infatti di una serie di elementi chimici che sono “impilati” a batteria. La differenza naturale di potenziale elettrico tra i componenti, fa in modo che si ottenga una “energia” in grado di essere rilasciata su un carico, in base alla richiesta di quest’ultimo.

In altre parole se necessitiamo di una certa quantità di energia x per accendere un led, la batteria è in grado di fornirla nella misura richiesta. Va da sé che la batteria deve essere idonea ad erogare abbastanza energia da poter garantire un funzionamento adeguato nel tempo.

Le batterie utilizzate in orologeria sono solitamente di due tipi: all’ossido d’argento, con un potenziale nominale di V. 1,55, e agli ioni di litio, che hanno un “voltaggio” pari a 3.

In passato si faceva uso di batterie all’ossido di mercurio, da V. 1,35, successivamente accantonate sia per motivi ecologici che per argomentazioni tecniche.

Gli orologi al quarzo attualmente in commercio dispongono di microcircuiti integrati che hanno necessità di potenzialità specifiche, stabilite appunto in 1,55 v. e 3 v.

Luoghi comuni e fenomeni tecnici

Come ben sappiamo, le batterie dispongono di due poli, uno positivo e l’altro negativo, che devono essere correttamente posizionati nell’alloggiamento del movimento dell’orologio. Contrariamente a quanto si crede in genere, invertire le polarità, almeno sugli orologi di nuova concezione, non costituisce un rischio. Esistono infatti dei sistemi di protezione elettronica, che impediscono alla corrente elettronica di circolare in direzione opposta a quella dovuta.

È invece assolutamente necessario fare in modo che i due poli non vengano messi in contatto tra loro, e neppure con quelli di altre batterie. Nel primo caso si avrebbe il classico corto-circuito che scaricherebbe la batteria in brevissimo tempo. Nel secondo si innescherebbe una circolazione di elettroni che comunque ne accorcerebbe la vita.

In caso di corto circuito il danno sarebbe anche fisico, in quanto la forte richiesta di energia provocherebbe uno sforzo innaturale agli elementi base. Il fenomeno viene descritto allegoricamente coi termini “batteria seduta”.

L’erogazione di energia provoca contemporaneamente un leggero abbassamento del potenziale elettrico. Sotto “carico”, ovvero in azione, la batteria, se misuriamo il “voltaggio” ai suoi poli, risulterà inferiore a quello nominale. Abbassandosi gradatamente con il passare del tempo.

Va aggiunto che al momento in cui la batteria scende sotto una certa soglia, il carico la fa “sedere” immediatamente. Potrebbe quindi verificarsi che misurando la batteria con un semplice tester, questa risulti abbastanza carica, mentre se la misurassimo sotto un carico di funzionamento ci accorgeremmo che è scarica.

Questo è il motivo per cui il tecnico orologiaio misura sempre le batteria sotto un carico fittizio per determinarne lo stato.

Non esiste infatti alcun modo per stabilire quanto la batteria è carica. Come abbiamo detto detto resta efficiente, o quasi, fino all’ultima esalazione di energia.

Una cosa da evitare in modo perentorio è di cercare di ricaricare batterie non ricaricabili. Gli elettroliti di queste batterie sono assolutamente differenti. Identica cosa vale per i cosiddetti “accumulatori” che troviamo negli orologi a celle solari. Sono concezioni molto differenti.

Differenze sostanziali

Essendo prodotti che si avvalgono di elementi chimici, le batterie sono abbastanza complesse. Ne esistono di tipi simili, ma che differiscono tra loro per caratteristiche fondamentali. Una di queste è la capacità di rilasciare l’energia entro un certo range di potenza. Le batterie “high-drain” possono, ovviamente entro certi limiti, erogare alcuni sprazzi di energia un po’ più elevati senza “sedersi”. Caratteristica che le distingue dalle sorelle “low-drain”, meno costose.

Questa differenza è importante soprattutto negli orologi analogici con calendario, sveglia e/o altre funzioni, e negli orologi a LCD con relative funzioni e luce.

Modalità di conservazione

Terminata questa breve e sintetica panoramica tecnica, vediamo ora come conservare la batteria per orologio.

Va subito detto che queste hanno una scadenza dovuta al naturale deterioramento degli elettroliti, ovvero dei componenti chimici che stabiliscono la differenza di potenziale.

Vista la lunga autonomia dei nuovi orologi è sconsigliabile per un utente approvvigionarsi in anticipo delle batterie. Queste indicazioni sono rivolte quindi soprattutto ai manutentori e i riparatori.

Le batterie vanno custodite nel proprio involucro e sigillate, per limitare l’azione di agenti esterni e per evitare che vadano in contatto con altre batterie o oggetti metallici. Il luogo di conservazione deve essere adeguatamente fresco. Il calore è il peggior nemico delle batterie in quanto incide sullo stato degli elettroliti.

Un altro accorgimento è quello di conservare le batterie almeno a 50/60 cm. da terra, per non incorrere in un’attrazione eccessiva degli elettroni.

La sostituzione della batteria va effettuata utilizzando preselle in plastica o bachelite: quelle in metallo sono altamente sconsigliate. Va inoltre posta attenzione a non maneggiarle con le dita: il nostro corpo è conduttore e la batteria si metterebbe in “azione”.

Abbastanza logico l’avvertimento di tenerle lontano dal fuoco e dalla portata dei bambini. La batteria rilascia infatti naturalmente un po’ di energia a cui si aggiunge il decadimento naturale degli elementi chimici. Quest’ultimo fattore è visibile quando osserviamo batterie che sono state lasciate scariche nell’orologio o comunque non ben conservate. Si forma una patina granulosa bianca, lievemente gialla o verde chiara, a seconda dell’elettrolita. In gergo molti orologiai dicono che  “è colato acido”. Occorre porre attenzione a non ingerire questo elettrolita decaduto.

Quando riponiamo l’orologio

Un ultima nota. Se non utilizziamo per lungo tempo il nostro orologio a quarzo, dobbiamo avere l’accortezza di togliere la batteria. E comunque è buona regola, negli orologi analogici, riporre l’orologio con la tiges di messa all’ora estratta, per arrestarlo e influire beneficamente sulla durata della batteria.

 

 

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Enrico Cannoletta
Tecnico orologiaio e gemmologo diplomato presso il Gemological Institute of America specializzato in orologeria meccanica e storia dell’orologeria, è stato uno dei primi tecnici in Italia esperti nella riparazione degli orologi a quarzo analogici, LED e LCD. Titolare insieme al figlio Emanuele della storica Gioielleria Cannoletta di Sanremo fondata da suo padre Antonio nel 1949 e Consulente Tecnico del Tribunale di Sanremo per il settore Preziosi. Collabora da diversi anni con il Blog degli Orologi, il Blog dei Gioielli e altre testate specializzate.
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