Il nuovo panorama dell’Assistenza Tecnica

Panta Rei, tutto scorre, tutto cambia.

Questo vecchio adagio risulta molto attuale se parliamo di Orologeria.

gioielleria_gazzola_04Questi anni sono stati per certi versi rivoluzionari, in quanto le grandi aziende orologiere hanno stabilito regole e parametri di distribuzione che hanno fatto discutere e hanno addirittura interessato anti-trust e Comunità Europea, in virtù di scelte selettive che in un primo momento sono apparse alquanto azzardate.

Ora che tutto è stato regolamentato possiamo fare il punto della situazione, in modo che gli utenti e i proprietari di orologi sappiamo consciamente a chi rivolgersi per far valere i propri diritti di assistenza, in garanzia o anche fuori dal periodo di protezione.

Occorre intanto far riferimento ai grandi gruppi orologieri che dettano legge sul mercato mondiale, che oltre gli “indipendenti” Rolex e Patek-Philippe, sono sostanzialmente tre: Swatch Group, Richemont e LVMH.

In via di premessa è utile anche specificare che Swatch Group non è solo un colosso proprietario di marchi, ma anche di fabbriche di movimenti, casse, lancette e quant’altro, e patron inoltre della grande fabbrica ETA, che da periodi immemorabili ha sempre rifornito molti brand, anche prestigiosi.

Detto questo, siamo pronti ad affrontare il discorso dell’assistenza post vendita.

La quasi totalità delle marche ha deciso di NON distribuire i pezzi di ricambio originali a orologiai che non abbiano ottenuto un particolare riconoscimento tecnico.

In altre parole, Breguet, Blancpain, Glashütte, Omega, Longines, Rado, Hamilton, Tissot, Rado, Calvin Klein e altri, ovvero tutti quelli “dell’universo” Swatch Group, daranno i loro ricambi originali soltanto a quegli orologiai che sono stati riconosciuti idonei a parametri stabiliti da Swatch Group stessa.

Questi Laboratori devono assolutamente munirsi di strumenti, macchinari, attrezzi specifici, uniformarsi 1766000a regole e sottoporsi a periodici severissimi controlli da parte di personale di Swatch Group altamente qualificato, per poter ottenere un livello di qualità che va da un minimo di 1 al massimo di 3.

Da parte Giapponese si registrano altre prese di posizione abbastanza nette da parte di Citizen, che impone anch’essa alcuni strumenti di sua costruzione ai laboratori ufficiali, e Casio.

Questo sistema, a detta del cartello dei costruttori, è stato necessario affinché vengano tutelate le molte migliorie tecniche e il crescente livello tecnologico degli orologi, particolarmente cresciuto in questi ultimi tempi.

In effetti, se pensiamo che gli ultimi movimenti di manifattura Omega hanno ottenuto un nuovo grado di certificazione perché gli strumenti tradizionali non sono in grado di misurare le nuove tecnologie introdotte, ci rendiamo conto che si tratta di un’esigenza reale.

Per Swatch Group, per esempio, solo i Laboratori insigniti del livello 3 potranno operare tecnicamente all’interno di questi orologi, con l’approvazione del costruttore e con la facoltà di sostituire componenti con parti originali fornite dal costruttore stesso.

A livello 2 sarà consentita la sostituzione della pila nei quarzi, dei vetri e della corona. Il laboratorio a livello 1, infine, potrà unicamente sostituire le parti esterne, come ad esempio il cinturino o le anse a molla, ma non potrà ottenere alcun altro pezzo interno originale.

Per portare qualche esempio pratico si può citare il macchinario per il test dell’impermeabilità: per Longines e altri marchi, il test va effettuato con l’orologio immerso in acqua, ma anche con uno strumento che sotto vuoto inserisce nella campana-test in cui si trova l’orologio dell’aria fino a misurare le deformazioni in compressione della cassa. Questo specifico macchinario, proprio nella fattispecie di Longines, deve avere determinate caratteristiche che coinvolgono anche la potenza del compressore, affinché il test sia altamente attendibile e garantisca il cliente finale preservandolo da ogni sorpresa.

Nel campo del controllo dell’impermeabilità, Citizen non si fida delle comuni apparecchiature diffuse in commercio e pretende che i propri laboratori autorizzati abbiano a disposizione uno strumento progettato e costruito da Citizen stessa.

In linea di massima i laboratori autorizzati da Swatch Group son quelli che fanno riferimento ad alcuni tra i Concessionari Ufficiali.

Questo sistema, detto di “Distribuzione Selettiva e Qualitativa” ha ottenuto il benestare della Comunità Europea e ha superato le perplessità sollevate dalla categoria degli Orologiai, i quali, non essendo per la maggior parte concessionari, vedevano minata la propria professionalità.

In definitiva, affermandosi questo sistema, che a quanto mi risulta è monitorato o adottato dalla quasi totalità dei marchi sul mercato, e che potrebbe quindi divenire a breve la regola generale, il proprietario di un orologio, prima di affidarlo alle cure di un orologiaio, dovrebbe informarsi del livello raggiunto da questo, nell’ambito del riconoscimento.

Swatch Group ha già attivato il sistema, e sono già in funzione alcuni laboratori in auto-certificazione ed altri certificati. Richemont, a quanto mi risulta sta approntando un sistema simile per i suoi marchi Cartier, Jaeger LeCoultre, Panerai, IWC, Vacheron Constantin, Baume et Mercier, ecc, mentre Rolex e Patek hanno già instaurato da tempo il loro “circuito chiuso”.

Per i consumatori si tratta di una condizione importantissima per avere la certezza che nell’orologio vengano inserite parti originali, e non incorrere in futuro nelle maglie di poco piacevoli prese di posizione da parte del costruttore, il quale constatando parti non riconosciute potrebbe anche rifiutare l’assistenza.

Ma in che modo il costruttore potrebbe accorgersi che qualche riparazione è sfuggita alla rete organizzata?

Semplice: ogni laboratorio autorizzato ha un archivio e risponde direttamente al distributore. Ne deriva un enorme data-base dal quale nulla sfugge e che produce la positività che la vita tecnica di ogni orologio sarà palese e trasparente.

Il lato positivo è sicuramente uno stretto controllo qualitativo operato direttamente dai distributori ufficiali, e di conseguenza un costante aggiornamento da parte dei tecnici, oltre alla già citata trasparenza che garantirà al consumatore la veridicità di ogni trattamento.

Come possiamo constatare si tratta di una rivoluzione epocale. Il “boccino” sta ora esclusivamente nelle mani dell’utente, il quale potrà decidere di rivolgersi al canale ufficiale oppure al sottobosco, conscio però che quest’ultimo non è certo gradito ai costruttori.

Per qualsiasi informazione rivolgersi al laboratorio di Cannoletta Antica Gioielleria, Technowatch

 

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Enrico Cannoletta
Tecnico orologiaio e gemmologo diplomato presso il Gemological Institute of America specializzato in orologeria meccanica e storia dell’orologeria, è stato uno dei primi tecnici in Italia esperti nella riparazione degli orologi a quarzo analogici, LED e LCD. Titolare insieme al figlio Emanuele della storica Gioielleria Cannoletta di Sanremo fondata da suo padre Antonio nel 1949 e Consulente Tecnico del Tribunale di Sanremo per il settore Preziosi. Collabora da diversi anni con il Blog degli Orologi, il Blog dei Gioielli e altre testate specializzate.
2 commenti
  1. GIULIO
    GIULIO dice:

    Tutto bene,tutto giusto?
    Magari se si fosse aggiunto il fatto che SWATCH
    ha considerato inadeguati i vecchi Ctr dopo SOLO
    30 anni di collaborazione chiedendo successivamente
    loro, investimenti MOLTO onerosi per ottenere un
    titolo gia’ meritato è certificato sul campo,si
    sarebbe fornita un informazione piu’ completa ed
    obbiettiva.SI deve anche aggiungere che la prassi per la
    certificazione prevede, prima l’acquisto delle varie
    strumentazioni specifiche e poi…una prova tecnica
    con il calibro 2892, che chi a nozioni basilari
    sa non essere proprio un banco di prova particolarmente OSTICO!!!dunque NON selettivo.
    La considerazione è: ricerca della qualita’ o
    interessi esclusivamente commerciali??

  2. Enrico
    Enrico dice:

    Caro Giulio,
    In effetti penso sia palese che all’origine della distribuzione qualitativa di Swatch Group, ma anche di numerosissime altre case, vi siano interessi di incremento della qualità ma anche commerciali.
    Però bisogna ammettere che se un fabbricante avesse solo interessi commerciali non si limiterebbe certo la piazza, come invece fanno oggi con questo tipo di distribuzione.
    Se non sbaglio, quando alcuni fabbricanti iniziarono a negare i ricambi agli orologiai indipendenti, intervenne anche un controllo da parte di un organo della Comunità Europea.
    Le case distributrici, allora, sostennero che vendendo solo a chi fosse qualificato non facevano che sostenere immagine, prodotto e qualità.
    La Comunità ritenne legittima questa tesi e da lì nacque la distribuzione qualitativa come è oggi.
    Se ciò sia giusto o sbagliato, purtroppo, conta poco: queste sono le regole.
    Indubbiamente è vero che questo stato di cose mette in difficoltà il futuro della professione di Orologiaio per molte persone.
    Per quanto mi riguarda, ho ricevuto visita e controlli da parte di Swatch Group, nella persona del Dr. Bocconcello, e ci stiamo adeguando, ma devo ammettere che, pur essendo molto severo, ha dimostrato cordialità e molta competenza, visionando scrupolosamente ogni aspetto.
    Riguardo alla prova sul calibro 2892, francamente non me la ricordo, evidentemente la devo aver superata senza rendermene conto in occasione di qualche incontro, e concordo con te che non è assolutamente significativa.
    Posso però assicurarti che le richieste da parte di Swatch Group, almeno per quello che concerne il livello 3 (quello massimo) sono ben altre.
    Certo che anch’io sarei più contento a poter operare su tutti i marchi come una volta, senza dover mettere mano al portafoglio per acquistare molti strumenti, ma, come ti dicevo, queste sono le regole, almeno per il momento, e a noi non resta che accettarle.
    Cordiali saluti.

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