Tecnica: carica manuale, tiges e ingranaggi

Il sistema di carica manuale messo a nudo.

In questo articolo analizzeremo gli ingranaggi della carica di un orologio manuale. Si tratta di un sistema abbastanza semplice da comprendere, anche se ha richiesto, in origine, una buona creatività da parte dei primi mastri orologiai.

Siamo giustamente abituati a considerare l’albero di carica (tiges) come lo strumento che interagisce tra uomo e meccanismo. È infatti il componente che ci permette di caricare manualmente il movimento, e di sistemare il corretto orario.

In un primo tempo la commutazione tra queste due funzioni si attivava mediante un pulsante posto accanto alla tiges. Ne fanno da esempio numerosissimi tra i vecchi orologi da tasca.

Successivamente si è riusciti a integrare entrambe le funzioni nello stesso componente. Fu da allora che l’albero di carica quando è in posizione di riposo serve a caricare, mentre se viene estratto può interagire sulle lancette.

Questa semplice operazione implica però il coinvolgimento di alcuni componenti che insieme costituiscono il “gioco di carica”.

Vediamo ora come funziona.

L’albero a riposo vede inserita nella sua parte terminale interna al movimento ben due ruote, di cui una a cilindro col corpo scanalato. Ruotando l’albero, il corpo intero del complesso va ad ingranare la rotella di trasmissione alla ruota ingranata sul perno del bariletto. Avviene così l’avvolgimento della molla, che una volta compattata provvede alla propulsione.

Estraendo l’albero verso l’esterno, entrambi i componenti inseriti nella tiges stessa vengono spinti all’interno, andando ad ingranare la ruota della minuteria, che a sua volta aziona la ruota delle ore. Per spingere all’interno la ruota a cilindro ci pensa il tiretto che agisce sulla bascula. Quest’ultima non è che una leva che provvede a prendere posto nella scanalatura a cui avevamo accennato sopra.

La fotografia del titolo è molto intuitiva. Sulla destra vediamo il tiretto, che è modellato per incastrarsi nella bascula. Possiamo facilmente immaginare l’effetto della spinta con il conseguente movimento della ruota a cilindro (rocchetto). Affianco vediamoTecnica: carica manuale, tiges e ingranaggi in sezione il rocchetto di carica, che è quello che si ingrana nella ruota relativa alla trasmissione al bariletto. In piano, procedendo verso il centro dell’orologio, possiamo notare i due rocchetti di trasmissione, la ruota della minuteria ed infine la chaussè. A quest’ultima va incastrata la lancetta dei minuti. Nell’immagine mancano la ruota cannone (o delle ore), e il copribascules. Quest’ultimo non è che il ponte che protegge l’intero sistema.

Nella foto qui a destra possiamo invece osservare l’albero di carica. Notiamo la parte a parallelepipedo nella quale vengono calzati il rocchetto a cilindro e quello di carica. La sezione superiore invece è a vite per accogliere la corona di carica.

 

 

 

 

Tecnica: il Tourbillon e la forza di gravità

La complication più affascinante del panorama orologiero.

Il Tourbillon è considerato, e ben a ragione, la complication più suggestiva in Orologeria. E ciò non solo per la grande difficoltà realizzativa. Il fascino deriva dall’apporto scientifico che ha permesso a Abraham-Louis Breguet di inventare questa prestigiosa soluzione.

Chi “mastica” qualcosa nel settore è ben conscio di quanti problemi può creare all’orologiaio il variare la posizione del movimento. Non a caso i controlli più accurati vengono compiuti ponendo l’orologio in 6 diverse posizioni.

Oltre che evidenziare eventuali anomalie, questo tipo di controllo fa emergere quanto la forza di gravità può influire nella marcia oraria dei nostri segnatempo. E questa “differenza” che in un orologio ben calibrato potrebbe anche apparire insignificante, costituisce invece una spina nel fianco ai tecnici più meticolosi e attenti.

La maggior parte degli orologiai del XIX secolo si sono arresi di fronte a quella che sembrava una inattaccabile forza della natura. Come si può vincere la forza di gravità?

Non così fece quello che è considerato il maggior genio orologiaio di tutti i tempi, ovvero Abraham-Louis Breguet. Nato a Neuchatel nel 1747 e attivo fino alla morte avvenuta a Parigi il 17 settembre 1823, lo svizzero ha lasciato un segno indelebile nel settore.

Breguet si rese conto che non è sufficiente variare la posizione del polso per mettere il movimento, e soprattutto il bilanciere in condizioni da alternare l’incidenza della gravità. Ma soprattutto si accorse che gli effetti esercitati dalla gravità non interessavano esclusivamente l’asse del bilanciere.

Per mitigarne gli effetti si doveva assolutamente far si che almeno il gruppo bilanciere-scappamento potesse distribuire questa incidenza in modo regolare.

La tecnica

Nacque così l’intuizione che portò all’invenzione della gabbia del Tourbillon. Il termine tradotto nella nostra lingua significa “mulinello”. Ed è appropriato per una gabbia che racchiude lo scappamento e bilanciere, e ruota costantemente ad una frequenza che il costruttore può stabilire. Offrendosi alla forza gravitazionale sempre in posizioni completamente diverse. Superando con un geniale accorgimento meccanico l’aggancio al ruotismo.

Ne sortì tra l’altro un effetto scenico favoloso, con una rotazione che fa apparire l’orologio come una creatura vivente.

Da allora la tecnica di base, seppure migliorata dagli apporti tecnologici dei materiali utilizzati, è restata invariata. E ancora oggi la costruzione di un movimento dotato di Tourbillon è il vertice massimo che una maison può raggiungere.

Molti sono stati e sono tuttora i tentativi di miglioramento di un sistema che ha superato ormai i due secoli di vita. Soltanto negli ultimi tempi però ci si è avvicinati allo scopo. E comunque solo a costo di soluzioni che non si staccano dal principio di base e risultano molto più costose.

Degna di menzione una tecnica attualmente allo studio che prevede l’utilizzo di ben quattro tourbillon che ruotano indipendentemente. L’accordo col ruotismo viene dato dalla somma di queste alternanze ridotta alla media complessiva.

Resta il fatto che il Tourbillon di Abraham-Louis Breguet rimane ancora il simbolo del fascino che la micro-meccanica di precisione è in grado di scatenare.

 

 

Tecnica: rubini e grani d’ottone, viaggio tra storia e attualità

L’importanza dei rubini nell’evoluzione dell’Orologeria.

Questo argomento ci permetterà di spaziare in lungo e in largo per tutta la Storia dell’Orologeria. Tratteremo infatti argomenti che hanno creato enormi problemi ai primi orologiai. Ma che comunque ancora oggi costituiscono motivo di inquietudine per molti appassionati.

Durante il passaggio di miniaturizzazione dagli orologi da torre a quelli da conservare in casa e successivamente da portare in tasca, la tecnica si concentrò sulla riduzione di dimensioni. L’aspetto funzionale venne affrontato solo ed esclusivamente in relazione alla propulsione. Fu in effetti il problema principale. E fu risolto passando dalla trazione a pesi a quella a molla.

Il ruotismo e le platine furono esclusivamente miniaturizzati. A questo punto, però, sorse un ulteriore problema. Se con i pesi la pressione sul ruotismo poteva definirsi quasi costante, variando solo la relazione con la forza di gravità del peso, con la molla si amplificarono i problemi di isocronismo.

La molla al massimo della carica dispone di una forza propulsiva molto superiore a quando risulta quasi rilassata all’interno del bariletto. Le correzioni, a volte attuate grazie a soluzioni affascinanti, saranno motivo di altro articolo. Oggi evidenzieremo l’effetto della forza propulsiva sul ruotismo.

Cosa accade

È chiaro che la molla in tensione, spingendo sulla prima ruota, non solo la induce a ruotare grazie all’ingrano col bariletto. Per forza di cose viene creata una pressione che implica una variazione dell’asse verticale della ruota stessa. I perni superiore e inferiore della ruota premono quindi sulla parete del foro nel quale alloggiano. E ciò proprio in conseguenza al posizionamento obliquo che la ruota assume sotto pressione.

A lungo andare il perno, essendo in acciaio, forzando nel foro della platina in ottone, lo ovalizza, determinando una marcia alterata per via dell’inclinazione sempre maggiore delle ruote.

Il problema viene risolto in pendoleria, restringendo i fori. In alcuni pendoli i perni alloggiano in grani d’ottone che si possono sostituire.Quando questi accessori non sono disponibili il procedimento adottato è possibile grazie alla malleabilità dell’ottone. Con un punzone apposito, il cui terminale è adeguato al foro da restringere, si batte sulla platina forzando materiale che dilatandosi restringe il buco. A questo punto con un calissoir si dona rotondità e dimensioni adatte al perno da alloggiare.

Il rubino

Da queste considerazioni si capisce quanto sono importanti i rubini al fine della durabilità e della precisione dei nostri segnatempo. Non tanto per la preziosità del materiale (i rubini degli orologi sono tutti sintetici), quanto per la funzionalità.

Il corindone (rubini e zaffiri appartengono a questa specie), naturale o sintetico, è un materiale estremamente duro. Sulla scala Mohs è inferiore di un solo grado al diamante. Essendo quindi più duro di ogni lega di cui i perni sono costruiti, non ne viene deformato. Ma c’è di più. Non è così duro e abrasivo da consumare il perno stesso.

Ma allora, ci si chiederà, qual’è l’incidenza odierna sull’Orologeria, dato che tutti gli orologi degni di questo nome posseggono rubini? Il fastidio esiste per gli appassionati e per i tecnici che si dilettano nell’Orologeria antica e nei restauri.

La quasi totalità degli orologi da tasca non avevano i rubini. Gli stessi Roskopf ne erano (essendo tra l’altro orologi economici) sprovvisti.

Ne deriva che quando prendiamo in considerazione l’acquisto di un orologio da tasca antico o vecchio, dobbiamo necessariamente osservare soprattutto questo fattore. Non basta che l’asse sia integro e ci si illuda che una “pulizia” possa rianimare il segnatempo. Non è sufficiente che la spirale sia in ordine. Occorre necessariamente dare anche un’occhiata allo stato dei grani d’ottone o dei fori che ospitano i perni.

Se questi sono molto ovalizzati, dobbiamo anche essere in grado di risolvere il problema. A lungo andare infatti la posizione obliqua delle ruote impedisce di fatto lo scorrimento regolare. Abbiamo perciò i casi di quei movimenti che, pur essendo tutti in ordine (almeno apparentemente) ci pare che “inspiegabilmente” non funzionino.

 

Rimontiamo il nostro orologio Goliath

Seconda parte del breve tutorial per chi inizia.

Abbiamo lasciato il nostro orologio completamente smontato, dopo aver constatato la rottura della molla. Vediamo ora insieme come procedere alla sostituzione della molla e al rimontaggio.

Tenete conto che per maggiore scorrevolezza di questo tutorial, non abbiamo provveduto a compiere alcune seppur importanti operazioni estetiche. Nel caso di restauro di movimenti vecchi o antichi, è bene sempre occuparsi della lucidatura dei ponti. Operazione che andrebbe compiuta comunque in ogni caso, ma che negli orologi nuovi si rende necessaria solo qualora ci fosse presenza di ossido.

Per prima cosa estraiamo la molla rotta dal bariletto. Seguiamo movimenti circolari liberando una spira alla volta. In caso contrario la molla ci sfuggirebbe di mano proiettando il bariletto.

I parametri da rilevare per una corretta sostituzione sono lo spessore, la lunghezza e l’altezza. Le molle dei vecchi orologi erano composte dalla medesima lega, per cui non occorre avere pezzi calibrati. Esistono in commercio molle catalogate secondo il diametro del bariletto (e quindi rispondono ai canoni della lunghezza), lo spessore (quello che conferisce la “forza”), e l’altezza (che provvede a dare la giusta spinta e consente il posizionamento all’interno del bariletto).

Rimontiamo il nostro orologio GoliathProvvediamo ora a detergere il bariletto e a asciugarlo accuratamente.

Dopo aver preso le opportune misure e aver trovato la giusta molla, sistemiamola nel bariletto. A questo proposito dobbiamo compiere l’operazione inversa rispetto a quella effettuata per l’estrazione. Con movimenti circolari alloggiamo una spira per volta controllando che l’aggancio vada a sistemarsi sul fermo situato sulla parete interna del bariletto.

È la volta ora della sistemazione del pignone, che va collocato in modo da agganciare il foro a capo della molla. Fatto ciò provvederemo alla lubrificazione, depositando due gocce di olio denso o di apposito grasso in tre punti diversi dell’avvolgimento, ed uno sulla base.

Il rimontaggio

Dopo aver chiuso il bariletto ci dedicheremo al rimontaggio vero e proprio.

Approfittiamo che l’orologio sia completamente smontato per procedere alla pulitura. Afferriamo la platina inferiore e Rimontiamo il nostro orologio Goliathimmergiamola completamente nel liquido detergente. Spazzoliamo delicatamente ma decisamente la platina col pennellino facendo attenzione a pulire bene ogni parte. Al termine, col nostro soffietto, facciamo evaporare ogni traccia del detergente.

Posizioniamo la platina sul porta orologi e con l’ausilio delle preselle sistemiamo il bariletto. È da rimarcare che solitamente negli orologi da polso, il bariletto è dotato di un proprio ponte. L’operazione da compiere per prima sarà quindi il montaggio del ruotismo. Il nostro Goliath, invece, dispone di un unico ponte per il “grosso” ruotismo e il bariletto, per cui posizioneremo per primo il bariletto.

A seguire, facendo molta attenzione ai perni, collochiamo ai loro posti la ruota gran mediana, la ruota mediana e quella dei secondi. Come noterete non abbiamo una ruota centrale, motivo per cui la prima ruota che ingrana il bariletto è detta “gran mediana”.

Un’altra particolarità del nostro Goliath è quella di avere un ponte dedicato alla ruota di scappamento. Sistemiamo ruota e relativo ponte. Ovviamente ogni componente, prima di essere montato sulla platina inferiore, deve essere accuratamente pulito e asciugato.

Lubrificazione

Rimontiamo il nostro orologio GoliathGiunge quindi il momento della lubrificazione. La norma prevede l’utilizzo di almeno quattro lubrificanti diversi per vischiosità e densità: uno per la molla e gli ingranaggi di carica, un secondo per il grosso ruotismo, il terzo per lo scappamento e infine quello per il bilanciere. Per semplificare la vita a chi inizia possiamo utilizzarne due. Un olio o grasso specifico per la molla e i grandi ingranaggi, e il Moebius 8000 per tutto il resto.

L’àncora va lubrificata in modo infinitesimale sui suoi perni. Conosco colleghi che addirittura non mettono olio. Vanno invece lubrificate le lips dell’àncora che impattano la ruota di scappamento. Solo in questo momento possiamo caricare l’orologio, per assicurarci che l’àncora “scatti” bene.

Non ci resta che montare il bilanciere, facendo attenzione che la lip del plateau si posizioni tra le forcelle dell’àncora. Per facilitare l’operazione poniamo il ponte in posizione di 90° rispetto all’àncora e ruotiamo il ponte fino al punto in cui va appoggiato.

Quadrante e cassa

Per rimontare il quadrante porgiamo attenzione all’inserimento dei piedini, in modo che entrino contemporaneamente. Dopo Rimontiamo il nostro orologio Goliathaver avvitato le viti di fissaggio passiamo alle lancette. Collochiamo dapprima quella delle ore. una volta fissata, possiamo agire sull’albero di carica per portarla alle “12”. Sarà più facile a questo punto montare quella dei minuti controllando che le due lancette non si tocchino. Per ultima inseriremo la lancetta dei secondi.

Svitiamo la vite di fissaggio dell’albero ed estraiamolo per collocare il movimento nella cassa. Reinseriamo l’albero, riavvitiamo la vite e avvitiamo le viti di fissaggio.

Abbiamo quindi terminato la nostra prima riparazione. Chi volesse proseguire a cimentarsi deve considerare che la pratica è importantissima. Non stancatevi di montare e rimontare lo stesso orologio fino a quando non avete acquisito una pratica affidabile. Solo allora potrete affrontare movimenti più piccoli.

Buon lavoro!

 

 

Smontiamo il nostro primo orologio

Le basi per operare sui nostri segnatempo.

Come promesso nello scorso articolo che trattava della scelta di luogo e strumenti di lavoro, vediamo oggi come passare alla parte pratica.

Il consiglio è di scegliere un orologio di grandi dimensioni. Magari uno di quelli da tasca chiamati “Goliath” proprio perché di misura extra-large. Erano modelli che servivano come regolatore, e sebbene qualcuno li portasse nel taschino, nella maggior parte dei casi erano esposti su un mobile di casa e segnavano il tempo per tutti i famigliari.

In realtà già in passato su questo stesso blog avevamo affrontato l’argomento dello smontaggio in un articolo specifico. Avevamo però preso in considerazione un movimento di un orologio da polso. Partendo invece da queste basi potremo, grazie alle dimensioni di un “Goliath”, cimentarci anche in qualche piccola riparazione. Come vedremo.

Il “Goliath”che ci servirà da cavia, marchiato Lido,  ha un problema che potremo risolvere facilmente: la sostituzione della molla di carica.

Liberiamo il movimento dalla cassa

Per prima cosa provvederemo ad estrarre il movimento dalla cassa, che in questo caso è un doppio fondello.Smontiamo il nostro primo orologio

Rimuoviamo per prima cosa le viti di fissaggio. Le riconosceremo perché sono le uniche che sporgono dal movimento e si appoggiano sulla carrure.

Una volta liberato il movimento dovremo staccare la lunetta col vetro, aiutandoci con un temperino. Eseguiamo questa operazione individuando prima la piccola fessura che certamente esiste, e indica il punto dove inserire la lama. Esercitiamo una pressione sulla lama esattamente nel punto di contatto e quando sarà introdotta tra carrure e lunetta facciamo leggerissimamente leva verso l’esterno.

Ora il movimento è tenuto nella carrure solo dall’albero di carica. Individuiamo la vite di fissaggio, che solitamente è più piccola delle altre e sempre nelle adiacenze dell’albero. Abituatevi a non svitarla completamente. In questo caso la messa in orario non prevede che l’albero venga estratto, ma funziona attraverso la pressione di un piccolo pulsante. Negli orologi moderni invece la vite stringe il tiretto, ed è buona regola non svincolarla del tutto.

Estraendo l’albero di carica il movimento scivola via dalla carrure. Provvediamo però a re-inserirlo subito dopo nel movimento nudo perché ci servirà.

Smontiamo il quadrante

Per togliere il quadrante occorre rimuovere le lancette. Possiamo servirci di un attrezzo specifico, come quello indicato nellaSmontiamo il nostro primo orologio fotografia, oppure fare delicatamente leva alla base delle lancette. Attenzione perché in questo e altri molti casi il, quadrante è smaltato e perciò delicatissimo. Esistono delle comodissime placchette in plastica prodotte dalla Bergeon che servono per evitare il contatto diretto.

Una volta tolte le lancette dovremo estrarre il quadrante. Individuiamo le viti che lo tengono fissato al movimento. Non è difficile e basta una rapida osservazione.

Sfiliamo il quadrante in senso verticale, in modo da non danneggiare l’eventuale perno dei secondi. Aiutiamoci lungo il perimetro del movimento con uno stecchino oppure con un cacciavite piccolo.

Riponiamo il quadrante in un posto protetto.

Scarichiamo l’orologio

Smontiamo il nostro primo orologioL’operazione che svolgeremo ora è della massima importanza. Saltando questo passaggio nella maggior parte dei casi rovineremmo l’orologio in modo pesante.

Operiamo sulla tiges (albero) come se volessimo caricare l’orologio. Vedremo muoversi un cricco di ritegno. Bene. Tenendo fermo l’albero allontaniamo il cricco dalla ruota su cui opera e controlliamo lo scorrimento della tiges in modo che l’orologio si scarichi dolcemente. Il tutto per togliere la pressione della molla. Se non lo avessimo fatto, una volta tolta l’àncora il ruotismo si sarebbe scaricato violentemente, rompendo probabilmente qualche perno delle ruote.

Questo orologio specifico è dotato di àncora, ma negli orologi a scappamento a cilindro togliendo il solo bilanciere il ruotismo viene liberato. Per cui è bene abituarsi a scaricare la molla come prima cosa.

Il bilanciere

Passiamo ora alle fasi vere e proprie dello smontaggio.Smontiamo il nostro primo orologio

Il bilanciere estrae con facilità. Non dovremo smontarlo (questa operazione la vedremo in una delle prossime puntate). Svitiamo la vite del suo ponte. Infiliamo il cacciavite nella parte posteriore del ponte dove troveremo un varco. Facciamo leggermente leva. Prendiamo poi il ponte lateralmente con le preselle da lavoro e estraiamo verticalmente.

Una volta liberato, il bilanciere va riposta a “pancia in sù”, in modo che la spirale si adagi sulla parte inferiore del ponte capovolto.

Àncora e ruota di scappamento

Smontiamo il nostro primo orologioCi aspettano ora due parti più semplici. Estraiamo l’àncora liberando il suo ponte. Ricordatevi che ogni pezzo dell’orologio va rimosso in senso verticale per non danneggiare i perni.

Nel caso del nostro “Goliath” anche la ruota di scappamento è dotata di un proprio ponte. Rimuoviamo anche quello e poi la ruota operando come sappiamo.

Se la molla è sana, ora caricandola delicatamente vedremo il ruotismo scorrere libero. Se così non fosse significa che c’è qualche ruota, perno o grano (oppure rubino) rotto.

Ruotismo e bariletto

Ci resta solo da smontare proprio ruotismo e bariletto (il “contenitore” della molla). Nulla di piùSmontiamo il nostro primo orologio semplice: basta rimuovere le viti e sollevare il ponte.

Teniamo conto che nella maggior parte degli orologi moderni il bariletto è dotato di un proprio ponte, separato da quello del ruotismo

Fatto ciò, e smontata ogni singola ruota, concentriamoci sul bariletto. Esercitiamo una pressione in verticale facendo fulcro sul perno in modo da aprirlo.

Individuato il guasto

Smontiamo il nostro primo orologioPossiamo ora vedere che la molla del nostro Lido è rotta. Ma lo avevamo già dedotto notando l’impossibilità di caricare e “sentendo” il gioco di carica troppo libero.

Per oggi direi che basta così. Nelle prossime puntate sostituiremo la molla e provvederemo a pulitura, lubrificazione e rimontaggio.

Tenete conto che il “nemico” è la fretta. Quando ci si siede a banchetto occorre mantenere il massimo della calma (come è ovvio). Una tecnica consigliata nelle scuole che ho frequentato consiste nel compiere ogni movimento in modo molto lento. Si acquisisce così la massima sicurezza. Provare per credere.