La spirale in silicio

Una delle grandi novità del panorama universale dell’Orologeria è costituita dalla spirale in silicio.

Questo componente è il vero e proprio cuore pulsante di ogni orologio meccanico, e ne è stato croce e delizia per secoli, fin dagli albori del suo utilizzo.

Il primo a intervenire in modo efficace e sostanziale sulla spirale fu il genio orologiero di Abraham Louis Breguet, il quale arrivò a brevettare una curvatura particolare che ne determinò l’inversione della forza da centrifuga a centripeta.

La sfida venne poi dirottata sui materiali che la costituiscono, arrivando alla scoperta di leghe ultra sofisticate per vincere alterazioni delle oscillazioni e il pericolo di magnetizzazione.

Alla ricerca contribuirono i più grandi Fisici del mondo e di ogni epoca, con apporti fondamentali anche da parte di alcuni premi Nobel.

Solo ai nostri giorni si è arrivati ad una soluzione che potrebbe essere definitiva con la scoperta della spirale in silicio.

Questa materia è assolutamente appropriata allo scopo ed arriva a soddisfare tutte le richieste da parte dei tecnici più esigenti.

Maison importanti come ad esempio Omega, una delle punte di diamante delle creazioni di Swatch Group, colosso svizzero dell’Orologeria, ha puntato decisamente su questa fondamentale miglioria tecnologica.

La spirale in silicio nasce da un unico blocco di materia e arriva ad assumere le dimensioni di un capello.

Ultra leggero e totalmente anti-magnetico, il silicio riesce a conferire alla spirale una stabilità pressochè assoluta.

Le frontiere che si sono aperte schiudono enormi praterie.

In silicio si presume saranno spirali, volantini e l’intero scappamento, a cui Omega stessa sarà in grado di attribuire il valore aggiunto del suo brevetto coassiale, con un inerzia e un attrito giunti a gradi quasi nulli.

Enrico Cannoletta: Gioielleria Cannoletta Sanremo.

Clicca sull’immagine per assistere al video e scoprire i vantaggi della spirale in silicio.

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La sostituzione dell’asse del bilanciere di un orologio

Una delle operazioni più comuni, ma nello stesso tempo più delicate che l’orologiaio professionista deve svolgere è quella relativa alla sostituzione dell’asse del bilanciere.

Normalmente, quando un orologio meccanico si arresta dopo aver subito un urto, si dice che “ha il bilanciere rotto”.

In realtà la parte disastrata è l’asse, i cui perni sono fragili e insistono tra due rubini, uno superiore e integrato nel ponte del bilanciere, protetto da un sistema elastico anti-shock, ed uno inferiore in alcuni casi rinforzato da un colletto detto incabloc.

Questi sistemi di protezione evitano che ogni trauma si possa tradurre in una rottura, ma in molte occasioni sono insufficienti e si perpetra il danno.

La sostituzione dell’asse prevede la separazione di questo dalle altre parti che compongono il “cuore” dell’orologio. Il bilanciere va infatti interamente smontato.

Vediamo come:

Iniziamo intanto ad osservarlo: è costituito da un oggetto circolare detto volantino al cui centro è infilato un perno passante (l’asse). Nell’asse viene letteralmente infilata a forza una rondella di ottone che costituisce la parte interna reggenta un filo metallico a forma di molla, detta spirale. Quest’ultima è a sua volta agganciata all’estremo opposto ad un pignone che la ancora al ponte, dopo che l’ultima spira passi attraverso una coppia di spinette verticali (la racchetta).

Possiamo seguire la descrizione anche attraverso il seguente filmato relativo ad un bilanciere Citizen, cliccando sull’immagine sotto riprodotta:

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Altre indicazioni possiamo trovarle a questo link:

Proseguiamo ora con le fasi della sostituzione.

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La sottomarca in Orologeria.

Il mercato dell’Orologeria è tra i più articolati del panorama economico e finanziario.

Questa peculiarità si riflette in modo automatico sulla distribuzione.

Da questa considerazione deriva l’esigenza di una comunicazione corretta, che sgomberi il campo da ogni dubbio o perplessità.

Nella maggior parte dei casi in assoluta buona fede, l’operatore che non ha recepito correttamente un’informazione, potrebbe divulgare notizie inesatte.

Uno degli equivoci più ricorrenti è quello inerente l’utilizzo del termine “sottomarca”.

A partire dall’immediato secondo dopo-guerra, nel momento di massimo sforzo per la ricostruzione del sistema economico, molti operatori, riprendendo la distribuzione dei brand più importanti, hanno avvertito l’esigenza di accompagnare i loro prodotti, destinati ad una fetta di mercato ancora limitata, ad altre linee di costo inferiore.

Creando nuovi brand, i dettaglianti li hanno identificati come marche strettamente legate al prodotto più prestigioso.

Questo accadeva principalmente nel caso in cui il distributore, come sempre avveniva in quel periodo, non era direttamente un’emanazione della casa madre, ma semplicemente un terzo soggetto che interpretava il ruolo di importatore.

Ne derivava quindi una situazione al vero un poco un poco ambigua, in cui si identificava un prodotto quale sottomarca di un brand di alta orologeria, pur non avendo all’origine nulla da spartire con il marchio principale, se non un’assistenza specifica e nazionale da parte del grossista.

Con il termine “sottomarca” si intende invece qualcosa di molto diverso che si è concretizzato in pratica soltanto negli ultimi tempi e limitatamente ad pochissimi produttori.

Ha senso fregiarsi di questa definizione solo quel brand che viene costruito negli stessi stabilimenti di produzione del marchio-madre, rispettandone gli standard qualitativi di fabbrica e beneficiando delle stesse catene di controllo finale.

Naturalemente il prodotto più economico non avrà le stesse caratteristiche e funzioni di quello madre, ma a questo punto è importante distinguere tra economicità e qualità: le funzioni saranno senza dubbio diverse, ma l’affidabilità deve essere garantita nell’identica maniera.

Un esempio significativo viene fornito dalla Citizen, colosso giapponese leader in Orologeria con radici nella produzione di componentistica elettronica, famoso in questi anni per il grande apporto tecnologico dato attraverso la creazione dei sistemi Eco-Drive, radio-controllo e satellitare.

Correttamente si definisce Vagary la sottomarca di Citizen, in quanto equipaggia i propri orologi con movimenti che nascono dalle catene di produzione di proprietà di Citizen, e ne rispettano gli standard.

Il prezzo inferiore è dato dalle funzioni minori, ma non dallo standard di qualità e di controllo.

I Vagary sono ottimi orologi a quarzo di affidabilità provata, che non hanno pretesa di fornire la funzione di Eco-Drive o radio-controllo, e quindi possono essere commercializzati ad un prezzo inferiore.

La garanzia Vagary riporta chiaramente l’indicazione che si tratta di un prodotto proveniente dalle catene di produzione Citizen.

Questo articolo vuole essere un contributo alla formazione di un consumatore consapevole, in linea con la convinzione del sottoscritto che un cliente competente premia la professionalità del venditore corretto.

Disamina del calibro 340 di Logines

Spesso, all’interno della Storia Tecnica dell’Orologeria, in virtù di particolari soluzioni tecniche o determinati calibri, sono state scritte pagine che hanno lasciato un segno indelebile; e’ il caso del calibro 340 di Longines.

Fin dal momento della sua creazione, nel 1960, ha incuriosito addetti ai lavori, appassionati e collezionisti per via della sua particolare massa oscillante, posta in posizione eccentrica rispetto al perno nonchè della cremagliera che fungeva da binario.
La soluzione, ben lungi da essere esclusivamente estetica, offriva un guadagno dinamico non indifferente.

Calibro 340 Longines

Inoltre consentiva di inglobare parte del rotore nell’apposito incavo ricavato per ospitare la cremagliera, consentendo uno spessore totale minore.
Ma questo, seppur importante, non è l’unico motivo che determinò e continua a determinare il grande intreresse attorno a questo meccanismo.

Il 340 di Longines è infatti il primo calibro prodotto dalla maison dalla clessidra alata che si avvaleva di 6 ponti per il ruotismo, confermati anche nei successivi calibri 341 e 343, e poi portati a 7 nel 350, tutti movimenti che, pur ricercatissimi, non hanno bissato il successo clamoroso del 340.
I collezionisti evoluti e quelli più tecnici, infatti, sanno bene che esiste un altro motivo che rende questo calibro importante in Orologeria: si tratta del primo calibro in cui Longines ha rinunciato alle viti di compesazione sul volantino del bilanciere.

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La tecnica per smontare un orologio meccanico

Una passione che accompagna per tutta la vita

Se frequentate questo blog o vi siete arrivati per la prima volta è perché amate gli orologi.

Per ogni appassionato arriva il momento in cui non si accontenta più di guardare il suo segnatempo dall’esterno, ma vuole conoscerlo in modo più profondo.

Smontare un orologio è il coronamento di una passione che spesso accompagna un individuo tutta la vita.

E’ bene sapere che lo smontaggio è alla portata di chiunque abbia un minimo di mano ferma.

Naturalmente non è una operazione da sottovalutare, ma dedicando la necessaria attenzione non è assolutamente impossibile, specie conoscendo alcune nozioni di base che saranno oggetto di questo articolo.

Cerchiamo di procurarci gli attrezzi adatti, e in questo posso essere di supporto, basta scrivermi attraverso il link qui riportato:

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Cimentiamoci con un orologio da uomo, che non abbia né data, né secondi al centro.

Per l’occasione abbiamo scelto un EB 1197, calibro leggendario degli anni ’60, durante i quali costituiva il vero entry-level nel mondo dell’orologeria per la sua economicità e spartanità.

Come smontare un orologio

Per un orologiaio, la fase di smontaggio o di rimontaggio di un orologio meccanico, crea un’atmosfera quasi magica.

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