Thomas Russell, l’orologiaio della Regina Vittoria

Brevi cenni ad un filone collezionistico di grande pregio.

Nella giungla di offerte, proposte e ammiccamenti che si trovano sul mercato degli orologi da collezione, l’unica certezza è quella di affidarsi a esemplari che abbiano riscontri storici o tecnici rilevanti.

Per gli appassionati di orologi da tasca uno degli investimenti che mi sento di consigliare è quello di approfondire la Storia dell’Orologeria ed estrarne le nozioni giuste.

Certamente non sbaglia chi riesce a mettere le mani su un “Thomas Russell” da Liverpool. Questo orologiaio inglese si fregiò del meritato titolo di “Watchmaker of the Queen”, ai tempi della Regina Vittoria.

Si tratta di orologi che per male che vada hanno almeno circa 100 anni. E quelli venduti durante la vita della sovrana britannica risalgono a ben prima della fine dell’800. In questo caso l’incisione in corsivo “Watchmaker <oppure Maker> of the Queen” campeggia orgogliosa sulla platina. Esattamente sotto la firma dell’orologiaio.

Con la morte di Vittoria, Russell e i suoi eredi non posero più questa specifica, ma ovviamente proseguirono a firmare e/o marchiare le proprie creazioni. Tutti esemplari numerati e di altissimo pregio.

Come fare

La ricerca di pezzi come quelli sopra descritti, non è facilissima. Non tanto per la scarsa reperibilità degli orologi, ma perché molto raramente si trovano orologi “completi” e ben funzionanti.

Il mercato è inondato di meccanismi senza cassa. Anche per quanto riguarda i Russell è facile trovarne online. Ma sappiamo bene che aldilà della curiosità storica di qualche tecnico, il risultato di acquistare uno di questi movimenti “nudi” non paga.

Il motivo per chi si trovano i soli movimenti è dovuta al fatto che molti orologi sono stati dati per non riparabili, di altri il proprietario, ignaro del valore, ha voluto disfarsene, recuperando oro o argento della cassa.

Fatto sta che il collezionista che riesce ad accaparrarsi un Thomas Russell, originale, funzionante e ben conservato, è fortunato e molto invidiato dal colleghi.

In alcuni casi Russell, che voleva il meglio per le proprie produzioni e per la sua esigente clientela, importava le casse dagli USA. Nelle migliori delle ipotesi, quindi, si potrebbe avere la fortuna di trovare un Thomas Russell con cassa Elgin. Eventualità che toccherebbe l’apice se la cassa fosse quella che la casa americana brevettò nel suo sistema a vite.

 

Orologi e Tesori della rete

Come trovare orologi di pregio…e vivere felici.

Diciamo la verità: tutti noi sogniamo di trovare in rete il grande affare. Magari rappresentato dall’orologio che amiamo, o, per i collezionisti, il grande scoop che ci renderebbe fieri.

Le palestre all’interno delle quali ci si cimenta sono i grandi marketplace, più o meno specifici. Ma davvero si può pescare la grande occasione?

La buona notizia è che è possibile. La cattiva è che non è facile: si tratta di un’impresa che si rivela alla portata esclusiva di chi adotta certi accorgimenti. E soprattutto possiede una buona capacità tecnica, o dispone di qualche amico che ne sia provvisto.

Innanzitutto, almeno per coloro che non sono espertissimi, è bene evitare quelle inserzioni che molto onestamente dichiarano che l’orologio offerto è da riparare, oppure utile per pezzi di ricambio.

Considerate che ogni inserzionista, anche se in qualche caso vorrebbe apparire ingenuo, non avrà certo mancato di far vedere il proprio esemplare ad un esperto.

Diffidare anche (e qui mi rivolgo anche ad appassionati evoluti) di chi attesta che il bilanciere è sano, anche se non nega che l’orologio non funziona.

Quest’ultima è spesso la “trappola” inconsapevole in cui cadono molti collezionisti.

Il fatto che il bilanciere sia integro non esclude infatti che l’orologio presenti problemi che possono essere anche importanti.

I motivi per cui i guai potrebbero essere seri, anche se il bilanciere può anche oscillare sotto sollecitazione sono molti. E vanno dalla rottura di un rubino, al danneggiamento dei denti o del pignone di una ruota, o dalla spirale, che se fosse storta rende difficilissima quasi sempre la vita ai tecnici.

Il “day-date” anni ’50

Per esemplificare il discorso in un fatto accaduto, voglio illustrare la vicenda relativa ad un bellissimo “day-date” anni ’50, alquanto strano, trovato online.

L’orologio veniva in questo caso dato come funzionante, dal vecchio proprietario britannico. Decisi dunque di affrontare il rischio, ma mi preoccupai di pagarlo il meno possibile. Il valore di un orologio di questo tipo può arrivare facilmente ai 350/400 euro. Sono riuscito a strapparlo a soli 99 euro comprese le spese di spedizione. Il che mi fece immediatamente pensare che qualche sorpresa si sarebbe palesata.

Decisi comunque di rischiare perché il modello era veramente invitante, e il piacere di eventualmente renderlo preciso sarebbe stata una piacevolissima sfida.

All’arrivo mi preoccupai immediatamente di verificarne il funzionamento, ed infatti il bilanciere il bilanciere oscillava, seppure con un’amplitudine sospetta.

Prima ancora di posarlo sul crono-comparatore controllai la spirale e mi accorsi di una curvatura strana e visibilmente forzata. Oltre naturalmente ad una condizione di pulizia a dir poco insufficiente.

In pratica questo orologio era presumibilmente finito nelle mani di qualche inesperto che maldestramente aveva curvato la spirale accidentalmente.

Il danno, però, nonostante probabilmente sia stato dato per gravissimo, non era irrimediabile. Il difetto si è presentato solo sulla prima spira esterna. È stato quindi semplice ridonare la giusta forma.

Quest’ultima è un’operazione che si esegue senza parametri tecnici, ma affidandosi unicamente alla sensibilità del tecnico.

Terminata l’operazione è bastato smontare completamente il movimento per la semplice pulizia e lubrificazione.

Conclusioni

Insomma, prima di acquistare un orologio online il mio consiglio è quello di contattare il venditore, e dopo aver ricevuto tutte le assicurazioni del caso, pagare possibilmente con PayPal, in modo da avere il diritto di contestazione.

I problemi sono molto minori se l’acquisto viene fatto presso un sito specializzato o sul sito di un professionista di provata affidabilità. In questo caso però abbandonate l’idea di fare l’ “affare della vita”: al massimo potreste ricavare un “buon prezzo”.

Affidatevi ad un tecnico amico e capace, il quale saprà indicarvi le soluzioni migliori per il vostro acquisto online. Nel mio caso mi trovo ora con al polso questa meraviglia che potete vedere in illustrazione, dotata di un calibro non eccezionale ma di buon significato storico (Lorsa 237 B-C), con una gustosa soluzione a ghiera esterna e rehaut per il giorno della settimana. Non manca ovviamente la data, con lancetta a mezzaluna.

 

 

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Collezionismo – I marchi storici – Venus

L’inventore di doppio contatore e ruota a colonna.

Nonostante siano molti i marchi che si propongano come creatori delle due importanti funzioni del doppio contatore cronografico e della ruota a colonna, in realtà questo riconoscimento va a Venus.

Questo marchio appartiene alla più fulgida tradizione svizzera. Nacque nel 1902, fondato da Paul Arthur Schwarz e dalla moglie Etienne.

Sebbene la maison fosse conosciuta come “Paul Schwarz-Etienne” e poi come “Les fils de Paul Schwarz-Etienne”, nessun orologio venne prodotto con questi due nomi.

Al contrario il marchio Venus divenne ben presto simbolo di qualità e di grande prestigio. Anche dal punto di vista estetico , Venus si distinse per bellezza. Arrivò anche a conquistare il premio per il design a Basilea 1950.

Ebbe inoltre l’alto onore di avere commissionati dalla Città del Vaticano ben 100 esemplari in oro bianco a carica automatica.

Nel mondo del Collezionismo Venus è molto ricercata dagli appassionati più competenti.

Un esempio della classe del marchio è sicuramente l’esemplare che si vede raffigurato nella immagineCollezionismo - I marchi storici - Venus del titolo. Si tratta di un prezioso e rarissimo Venus da tasca con cassa in oro bianco 18 kt. Ne vediamo qui a destra una foto che ritrae il movimento.

Le sue particolarità sono molteplici. Tra queste spicca il doppio brevetto che costituisce un fatto inusuale. Si fregia infatti di una lunga inscrizione che certifica il brevetto svizzero e la certificazione U.S.A. ottenuta nel 1904.

Esemplari come questo sono emblematici della competenza di un collezionista che non si lascia sedurre da mode o “sentito dire”, ma che cerca pezzi di alto significato tecnico e storico. E come in questo caso di elevatissimo pregio in esclusività.

La maison Venus, come la quasi totalità delle marche svizzere, ha subito un duro colpo dall’avvento del quarzo, interrompendo l’attività. Ha ripreso nel 2011

Ulteriori informazioni sul marchio e sull’orologio illustrato possono essere richieste direttamente all’autore in firma.

 

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Rolex GMT-Master II, prestigio e qualità

Tecnica e affidabilità per mantenere un primato.

Rolex è considerata la maison più prestigiosa. Lo dicono i mercati e lo urla la forte richiesta di questi segnatempo che sono divenuti l’emblema mondiale tra gli status symbol.

Per mantenersi in vetta a questa speciale graduatoria, il marchio della corona non sta inerte. Specialmente negli ultimi anni, la maison ha consolidato il suop primato con strategie che hanno investito l’ambito tecnico e quello d’immagine.

Ha fatto sicuramente colpo l’acquisizione di funzioni da Time-Keeper da parte della Rolex al Campionato Mondiale di Formula 1. Ma gli addetti ai lavori sono consci altresì degli sforzi perpetrati dal marchio in ambito tecnico e tecnologico. Anche attraverso soluzioni di alto rilievo sui movimenti, che con la creazione di calibri di manifattura.

Un esempio viene fornito dall’analisi del GMT-Master II, che mettiamo oggi sotto i nostri riflettori, con riferimento alla referenza 126710BLRO.

Siamo di fronte ad un segnatempo che dimostra immediatamente il grado di perfezione che Rolex ha raggiunto nei suoi laboratori. La finitura è perfetta, come l’attenzione ai dettagli che arriva ad essere maniacale.

La tecnica

Ma chiaramente quanto interessa maggiormente è l’aspetto tecnico. In questo caso è interessante sottolineare che gli sforzi indirizzati a sostenere lo scappamento “Chronergy” trovano la sublimazione in questo calibro 3285 di manifattura Rolex. Il risultato è il raggiungimento delle 70 ore di riserva di carica. Un traguardo che si è ottenuto eliminando in modo notevole gli attriti e ottimizzando l’esborso di energia cinetica.

In termini di stabilità e precisione, che in Orologeria si traducono con la gestione corretta della correzione di isocronismo, Rolex ha risposto con la spirale blu “Parachrom”, che risulta insensibile alle normali sollecitazioni magnetiche esterne.

Valutando poi l’aspetto tecnologico, ci accorgiamo di quanta cura sia stata posta nella scelta dei materiali. In molti casi, come sappiamo, Rolex preferisce costruire da sé le leghe da utilizzare.

L’acciaio è il noto Oystersteel, ma anche in quanto potremmo giudicare banale, il marchio concentra la sua attenzione. Lo dimostra il Chromalight utilizzato per rendere più durevole e incisiva la leggibilità degli index e delle lancette.

Corona Triplock, chiusura Oysterlock e lente Cyclope per il datario sono arcinote. Ma quanto merita attenzione è ancora una volta il materiale utilizzato, in quest’occasione per la ghiera: il Cerachrom. Un tocco di classe per estetica e funzionalità, ma soprattutto un colpo mortale alle offese del tempo, che non riuscirà ad intaccarne la brillantezza.

Insomma, questo Rolex GMT-Master II ref. 126710BLRO, insieme ai suoi fratelli che compongono una linea deliziosa, rischia di diventare il recipiente in cui il marchio della corona ha posto buona parte del suo savoir-faire.

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Collezionismo – (3) I marchi storici – Waltham

Il marchio che ha cambiato l’Orologeria.

Nel ricco panorama orologiero esistono marchi di tendenza ed altri che, nonostante qualità e prestigio, sono stati spesso trascurati dal mercato.

I motivi sono molteplici, e non è questa l’arena giusta per dibatterne. Sta di fatto che nel corso della Storia nomi anche importanti sono stati per lo più sconosciuti al grande pubblico.

Gli esempi sono infiniti. Oggi prendiamo in considerazione Waltham, un nome che come vedremo è risultato di estrema rilevanza per l’Orologeria, tanto da cambiarne il corso.

Va premesso che la maison non è scomparsa, e che dopo anni di semi-oblìo sta riproponendosi attivamente all’attenzione del mercato. Forse, però, questo marchio meriterebbe più considerazione da parte degli appassionati. Vediamo insieme il perché.

Waltham fece da spartiacque e da traghettatore tra l’Orologeria pionieristica dei primi mastri orologiai, e quella attuale.

Gli inizi

Fino alla prima metà del XIX gli orologiai costruivano manualmente i componenti dei propri segnatempo, lavorando alacremente e con la massima perizia su ogni singolo particolare.

Esistevano evidentemente già allora alcune specializzazioni, ma tutto il lavoro veniva compiuto artigianalmente.

Queste condizioni influivano non poco sul mercato, anche perché ogni esemplare richiedeva lunghi tempi di lavorazione.

Necessità di precisione

Nonostante la grande perizia dei  mastri dell’epoca, gli attriti e le rifiniture, seppur magistrali per l’epoca, restavano oggettivamente approssimate. E ciò a scapito di precisione, isocronismo e durata stessa delle realizzazioni.

Quello che ora defineremmo “step up” venne dagli USA, paese in cui la tecnologia è sempre stata di casa. Negli Stati Uniti, più ancora che in Europa, era in atto la “Rivoluzione Industriale”.

L’abbinamento tra industria e orologeria, che era il business nascente dell’epoca, non fu però automatico. La difficoltà ad applicare i principi industriali ad una disciplina costruttiva che comportava così tante varianti in termini di componentistica, era indubbiamente un problema.

La maison Waltham nacque quindi sotto crismi diversi rispetto a tutte le concorrenti dell’epoca. Era il 1850 e nella città di Roxbury, nel Massachuttes, sorse la prima fabbrica di orologeria al mondo. Si badi bene: “fabbrica” e non laboratorio o “comptoir”, questo ultimo primato spetta ad altri.

La produzione industriale dei componenti più comuni, e quelli che potevano essere impiegati in diversi calibri furono i primi che beneficiarono della innovazione. Quasi subito il fenomeno esplose, e la fabbrica fu trasferita nella vicina città di Waltham.

Il successo

Fu l’inizio di una cavalcata che durò decenni, sfruttando soprattutto la grande richiesta che all’epoca era fortissima, di orologi da tasca e per le ferrovie statunitensi.

Waltham divenne un fiore all’occhiello dell’industria americana. Dei suoi segnatempo ben presto furono equipaggiati i settori sensibili dell’economia, e certamente anche quelli economicamente rilevanti. Gli esempi fioccano: esercito, aviazione, sistemi di controllo e di verifica, e così via.

Il sistema industriale si diffuse così capillarmente che, come sappiamo, caratterizza ancora oggi la produzione orologiera praticamente ad ogni livello

Nel 1950, 100 anni dopo la sua fondazione, la fabbrica si trasferì in Svizzera. Fu un passaggio quasi automatico ed obbligatorio viste le nuove condizioni di interscambio e di distribuzione del lavoro e delle merci.

Oggi Waltham ha la sua sede a Marin (Neuchatel). Si tratta di una città che assurge quasi a simbolo dell’Orologeria, essendo una delle sedi scelte, tra le altre cose, anche da ETA e poi da Swatch Group anche quale polo didattico.

Ma è innegabile che i veri protagonisti della Storia di Waltham restino i segnatempo da tasca, in particolar modo quelli prodotti fino all’inizio della seconda guerra mondiale.

I veri collezionisti non possono non averne almeno uno in bacheca.