Si fa presto a dire Roskopf…

Si fa presto a dire Roskopf... Viaggio tra i fake dell'800

Viaggio attraverso i “fake” dell’800.

Lo ammetto. Il titolo e sopratutto il sottotitolo, come vedremo, sono provocatori. Non c’è dubbio comunque sul fatto che in Svizzera e nel corso del XIX secolo l’Orologeria subì il primo attacco commerciale di “depistazione dal vero”.

Va intanto sottolineata quella che è la vera valutazione della linea più famosa tra gli orologi da tasca: il Roskopf. Si tratta di una produzione che vide la luce nel 1867 quando Georges Frédéric Roskopf creò il suo primo orologio, definito dal produttore “montre proletaire”.

Georges Frédéric nacque a Niderweiler, in Germania e precisamente nell’Alsazia che ora è Francese nel 1813. Si trasferì con la famiglia nel 1829 a La Chaux de Fonds nel cantone Neuchatel, in Svizzera.

Dopo essere stato apprendista presso un orologiaio locale, il giovane, ormai naturalizzato svizzero, ideò un orologio di discreta qualità realizzato in soli 57 componenti, contro i tradizionali 160 pezzi.

Forte della sua creazione, si mise per suo conto, e come detto produsse il primo Roskopf nel 1867.

Fu una vera rivoluzione che viene equiparata a quella moderna operata dagli Swatch negli anni ’80. L’orologio prese immediatamente piede per la sua qualità tutto sommato onesta e il prezzo veramente concorrenziale. Da qui l’idea di chiamare il suo segnatempo “orologio proletario”.

Roskopf fu osteggiato dalla Union  Horlogere Suisse, i cui componenti temevano una svalutazione dei prezzi dei loro orologi. Ma nello stesso tempo altri imprenditori elvetici cercarono di cavalcare la tigre e il fenomeno.

Le prove di questa situazione conflittuale si trovano ancora oggi sul mercato. Intanto la diffusione fu così ampia e prepotente (si parla di 20 milioni di esemplari prodotti) che il nome Roskopf viene considerato oggi come sinonimo di orologio di alta qualità, cosa che assolutamente non è vera.

Le imitazioni

Fiorirono tutta una serie di imitazioni più o meno serie. Approfittando dell’incertezza in cui a circa metà del XIX secolo caraterizzava l’ufficio svizzero dei brevetti, molti orologiai “brevettarono” i propri segnatempo con nomi che si avvicinavano a quello originale.

Molti tra essi si preoccuparono anche di assumere tutte le caratteristiche peculiari del sistema. Ovviamente i 57 componenti (per motivi economici), ma anche di immagine. Sono diffusi e fanno parte della storia dell’Orologeria i “Rosskopf” <con doppia “s”>. Questi ultimi godono di un brevetto e per la legge dell’epoca non erano fuorilegge.

In realtà gli unici orologi che possono essere definiti “Roskopf” sono quelli con 57 componenti e con il sistema di scappamento specifico con l’ancora tangente la ruota di scappamento, e che porta il nome dell’inventore.

Successivamente Geoges Frédéric vendette i diritti alla Wille Freres che nell’ultimo quarto del XIX secolo distribuì legittimamente il prodotto.

Oggi un Roskopf funzionante si può trovare in rete ad un prezzo abbastanza economico. ed è un pezzo che non dovrebbe mancare nella collezione di un appassionato. Personalmente dispongo di un Roskopf “originale, di un Rosskopf, di un Wille Freres, e per ultimo il simbolo della capitolazione della lobby elvetica degli orologiai. Incapaci di arginare lo strepitoso successo di Roskopf, l’Union Horlogere si arrese, e produsso un Roskopf che porta il nome dell’Associazione e che fa bella mostra di sé nella mia collezione.

 

 

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Enrico Cannoletta
Tecnico orologiaio e gemmologo diplomato presso il Gemological Institute of America specializzato in orologeria meccanica e storia dell’orologeria, è stato uno dei primi tecnici in Italia esperti nella riparazione degli orologi a quarzo analogici, LED e LCD. Titolare insieme al figlio Emanuele della storica Gioielleria Cannoletta di Sanremo fondata da suo padre Antonio nel 1949 e Consulente Tecnico del Tribunale di Sanremo per il settore Preziosi. Collabora da diversi anni con il Blog degli Orologi, il Blog dei Gioielli e altre testate specializzate.
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