Il Carillon a cilindro

Ufficialmente il carillon a cilindro fece la sua comparsa nel 1796. A quell’epoca un orologiaio svizzero, Antoine Favre (1767-1828), ebbe l’idea di integrare un meccanismo musicale negli orologi. Ed é così che nacque il carillon.
Inizialmente l’invenzione di Antoine Favre non era basata sul principio per il quale delle punte o copiglie sollevavano le lamine di un pettine mettendole in vibrazione, ma prevedeva un disco piatto le cui punte azionavano le lamine accordate.

Il carillon a cilindro

Rapidamente si ebbe l’idea di sostituire il disco con un cilindro munito di copiglie poste parallelamente a numerose serie di lamine individuali. A quell’epoca la fabbricazione dei carillon era molto artigianale. Le parti, infatti, erano assemblate individualmente dagli artigiani a domicilio. Questi ultimi erano spesso dei contadini che approfittavano delle lunghe giornate invernali per guadagnare un po’. I meccanismi musicali erano poi assemblati e inseriti nei cofanetti da altre persone assunte dai fabbricanti stessi. Verso il 1820 si ebbe l’idea di sostituire le lamine segmentate con un pettine o tastiera fatto di un solo asse per aumentare la risonanza. Il miglioramento più importante fu in seguito l’invenzione degli smorzatori la cui funzione era di limitare le vibrazioni parasite delle lamine. Questi smorzatori erano inizialmente costruiti con piume di pollo.

Verso il 1875, Charles Paillard, i fratelli Nicole e molti altri fabbricanti svizzeri cominciarono a produrre carillon in maniera industriale. I metodi cambiarono e i miracoli dell’industrializzazione permisero di inventare macchinari capaci di riprodurre i cilindri in grande quantità e a costi ridotti. Fu così che si riuscì a superare la concorrenza dei fabbricanti francesi, tra i quali ricordiamo l’Epée.
Altre innovazioni ebbero l’obiettivo di accentuare il ritmo delle melodie e di rendere i carillon più “ricchi” dal punto di vista della resa sonora. Fu così che i tamburi e i carillon fecero la loro apparizione. I martelli delle campane presero la forma di animali di metallo come farfalle, api e altri uccelli. Per quanto riguarda i tamburi, erano delle vere e proprie riproduzioni in scala ridotta con vera pelle e bacchette di rame.

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