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Orologi Militari Al Trizio

Autore: Fabio Dell'Orto | 11 dicembre 2012

L’orologio, specie in contesti sportivi o militari ha spesso avuto la necessitá di essere visto anche in condizioni di buio.
Un tempo non esistevano torce tattiche, quelle esistenti erano ingombranti, difficilmente stagne e pure la disponibilitá di batterie era limitata.
Le condizioni di circostanza non erano tali da poter pensare l’uso di illuminazione elettrica.

Si pensi ad esempio agli incursori della prima guerra mondiale.
In sella ai loro “maiali” subacquei dovevano tenere una rotta per un certo tempo perché il loro tipo di navigazione era “inerziale” e basavano la loro posizione sulla rotta ed il tempo percorso.
Da lí l’importanza dell’orologio.

All’epoca non c’erano produttori di orologi robusti, impermeabili e che garantissero una buona visibilitá anche nell’acqua buia e torbida.
Si rivolsero quindi alle Officine Panerai che crearono dei modelli che negli anni evolsero mantenendo peró lo stesso tipo di illuminazione: la fluorescenza “radioattiva”.
Per capire come funziona questo pricipio dobbiamo fare un piccolo passo indietro.

Siamo abituati a vedere le lancette fosforescenti che si “ricaricano” con la luce ambiente e mantengono per qualche minuto una buona luminositá.
Nel campo militare occorre peró avere una buona luminositá che duri nel tempo, ben oltre i pochi minuti degli orologi “fosforescenti”.
Tutti gli orologi, sia della Panerai che di altre societá realizzarono negli anni orologi dove le lancette contenevano delle sostanze debolmente radioattive.

Tale radioattivitá andava ad incidere su una verniciatura fosforescente che eccitata continuamente dalla radioattivitá manteneva nel tempo la luminositá.

Ad onor del vero, ogni oggetto radioattivo decade nel tempo piú o meno velocemente.
Esiste quindi un parametro che si chiama emivita e definisce il tempo dopo il quale la radioattivitá scende del 50%.
Nel Trizio (materiale radioattivo) tale parametro é di 10 anni circa.
Questo vuol dire che dopo 10 anni la luminositá scende della metá, dopo vent’anni della metá della metá (ovvero un quarto) e cosí via…

Quando si parla delle tristemente note scorie radioattive, l’emivita é di migliaia di anni e da qui si capisce la pericolositá.
Nel caso degli orologi, pare che i primi orologi avessero una radioattivitá molto marcata e che questo abbia anche creato problemi agli ex incursori che molto “romanticamente” dopo la guerra continuavano a portare il loro orologio compagno di tante battaglie.

Attualmente la tecnologia al trizio ha innanzitutto un indice di radioattivitá molto debole, poi la radiazione emessa e del tipo “beta” che normalmente non penetra la pelle unama e quindi rimane confinato nella micro ampollina luminosa presente nelle lancette.
Attualmente quindi, questo sistema di illuminazione é quindi usato da diversi orologi che garantiscono la sicurezza dell’operatore che li indossa.

C’é peró da ricordare che l’orologio acquistato vedrá scendere la luminositá della metá dopo una decina d’anni e cosí via.

IACCO

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