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Orologeria, quale futuro?

Autore: Enrico | 20 agosto 2014

Nessuno può negare che questo inizio di terzo millennio sia controverso e caratterizzato dalle difficoltà economica che impensieriscono praticamente, per versi e condizioni diverse, tutte le Nazioni del globo.

La crisi, dalla quale si stenta ad uscire, lascia di tanto intanto spiragli, giusto per alimentare la flebile speranza residua, ma indubbiamente non si tratta di una situazione facile.

o.146113L’Orologeria, in questo contesto, pare essere un settore che meno di altri risente di queste difficoltà, ma si ha l’impressione che questa particolare condizione sia determinata dalla dinamicità del comparto e delle Aziende che lo compongono.

L’attacco psicologico di coloro che sostenevano che l’orologio fosse divenuto inutile con l’apparizione degli smart-phone, è naufragato miseramente per una coincidenza di moltissimi fattori.

Primo tra tutti il dimenticare che l’orologio è divenuto anche un accessorio di moda, e pare al sottoscritto che non sia per nulla tramontata la moda di indossare bracciali, anche da uomo.

Inoltre non si può sconfiggere il fascino di un prodotto tecnologico e tecnico, che serve per affermare un’identità del suo proprietario.

Prima di altri, evidentemente, i brand orologieri hanno capito che l’indipendenza industriale e del design costituiscono la base dalla quale partire per essere artefici del proprio destino, confortando con questo una stabilizzazione ed un’ottimizzazione dei costi di produzione.

Complice fondamentale è sicuramente l’aura di leggenda, storia e fascino che accompagna il settore, legato all’innovazione elettronica, ma anche e fortemente alla tradizione attraverso la realizzazione di capolavori in micro-meccanica.

In questo momento di sconforto generale, forse l’Orologeria piace perchè è quella che meglio esprime l’ingegno e le capacità dell’Uomo nel dominare eventi e materia, e filosoficamente anche il Tempo.

Sta di fatto che gli impulsi innovativi dell’intero comparto sono palpabili e concreti.

La sferzata inflitta dal gigante Swatch Group con il “taglio” drastico delle forniture di movimenti e componenti ai competitor, ha anticipato la crisi economica, e quindi ha posto le condizioni per una riconversione da parte di tutti gli altri brand, addestrandoli in anticipo ad affrontare le difficoltà.

Questa mossa è stata come un terremoto dall’effetto domino.

Ogni certezza e anche qualsiasi sicurezza nell’avvenire, per moltissimi brand, diciamo “ETAdipendenti” (ETA s.a. di Swatch Group è il maggior produttore di movimenti al mondo) sono crollate.

I più forti economicamente si sono immediatamente indirizzati verso la produzione interna, ma il passo non è stato facile per nessuno.

Il mercato ha comunque beneficiato di questa situazione, vedendo a mano a mano apparire nuovi prodotti, in sostituzione di un’uniformità di prodotti che stava assumendo una connotazione anche di scarsa etica.

Tra i primi ad arrivare alla produzione di nuovi calibri di manifattura sono stati i brand attualmente lanciati dinamicamente per gradimento, e ovviamente anche economicamente solidi, come Omega (geniali le soluzioni di scappamento coassiale e spirale libera in silicio), Tag-Heuer (che ha già prodotto ben due calibri di manifattura che coprono esigenze cronografiche, solo-tempo e GMT) e Montblanc, ma anche molti altri.

Questa esigenza trasformerà non poco e a breve tutto il mercato.

Swatch Group stessa, al suo interno, differisce molti prodotti, specialmente quelli di pura manifattura, ovvero costruiti all’interno stesso di uno specifico brand (Omega, Blancpain, Breguet, ecc.) o prodotti che teoricamente possono rientrare in questa categoria, essendo prodotti in esclusiva per alcuni dei suoi brand da strutture che sono di proprietà del gruppo (è il caso di Longines, Hamilton e anche Tissot).

In questo modo il settore raggiunge una dinamicità eccezionale, ottenuta anche attraverso la corsa ad acquisire le manifatture storiche.

Montblanc ha infatti acquistato Minerva, Citizen ha comprato La Joux-Perret, ecc.

Settore quindi pienamente rivitalizzato che è in grado di offrire un’offerta variegata non solo di modelli, ma anche di soluzioni tecniche.

Il consumatore avrà quindi a sua disposizione una moltitudine di scelte che differiscono concretamente per qualità e tecnica, potendo perciò scegliere in base alle sue esigenze di gusto e di competenza.

Le differenze tra un brand e l’altro diventano concrete e sensibili, con un ventaglio di offerte che coprono veramente ogni esigenza, senza ingannare nessuno, come poteva forse verificarsi in passato, quando bastava acquisire una calibro base comune e applicare personalizzazioni che in pochi casi erano tecniche, ma nella maggior parte delle occasioni risultavano meramente estetiche.

Si tratta di un caso unico nel mercato mondiale, perchè ad esempio in altri settori molto attivi, si è rimasti indietro.

Prendiamo a confronto il comparto delle TV o dei telefoni cellulari, dove i veri produttori sono 2 o 3, mentre i brand sono centinaia.

Con questi presupposti si può prevedere un futuro roseo per l’Orologeria meccanica e anche elettronica.

Si verificherà, però, verosimilmente, un calo del numero dei brand, in quanto coloro che non saranno in grado di produrre in-house, saranno condannati a morire, oppure ad accettare condizioni capestro da produttori.

Ma non è tutto.

La produzione di calibri di manifattura o costuiti in-house non è sufficiente se il brand non può contare su aziende produttrici di accessori e corollari.

In questo senso Swatch Group è già in linea, avendo tra le sue proprietà produttori di casse, lancette, quadranti, ecc.

Citizen è già a buon punto con le nuove acquisizioni.

La battaglia si sposterà presto su questo fronte, e anche qui i marchi più forti la faranno da padroni.

La scelta di mantenere le identità dei vari brand è stata veramente intelligente, e in questo bisogna dare atto ai grandi gruppi, Swatch Group, Richemont, LVMH, ecc., i quali a costo di spese enormi non hanno ceduto alla tentazione di uniformare i prodotti magari lasciando solo differenze estetiche o caratterizzanti.

Resta quindi unicamente nelle mani degli appassionati del settore saper scegliere il meglio per loro, ma questa volta con la convinzione e la certezza di acquisire un’esclusività.

Ricapitolando, proviamo a immaginare un futuro prossimo in Orologeria.

Probabilmente i vari grandi gruppi che ora fanno il mercato rimarranno fieramente in sella a dettare legge.

Il numero di brand calerà nell’immediato (alcune vittime illustri come ad esempio Universal e altre sono già in estrema sofferenza), per poi riemergere in virtù di un’acquisizione da parte di investitori esterni, o conglobate in una delle grandi e attuali realtà.

L’entrata sul mercato di investitori si è già verificata con il riapparire di marchi storici che erano in stand-by, come Movado, Vulcain, eccetera.

Esistono realtà del passato estremamente affascinanti che hanno segnato la Storia, come Harwood (creatore del “fenomeno-automatico”), che sono attualmente come in un limbo.

È evidente che tutto questo potrà verificarsi con l’allentarsi della morsa della crisi economica, ma ciò non toglie che le prospettive per il futuro del comparto orologiero sia più che mai ottimistico, non come il grafico dell’immagine, che è stato inserito a solo scopo illustrativo, ma comunque con questa speranza.

 

Categoria: Orologi da polso | Nessun Commento »

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