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I MIRACOLI DEGLI ANNI ‘60
Autore: admin | 3 marzo 2010

Un orologio di forma che sia veramente impermeabile, fino a superare il test della pressurizzazione, è ancora oggi, per una casa orologiera, un ottimo risultato da ottenere.
Immaginiamo poi se presentasse un vetro quadrato a spigoli vivi, in plastica, ed uno spessore da orologio da “passeggio”.
Impossibile? Quasi!
E’ quanto pensavo prima di restaurare per un cliente un “vecchio” Wyler-Vetta degli anni ’60, che, a dispetto delle condizioni vissute di cassa e vetro, mostra ancora sul fondello un bollino che ne pubblicizzava l’alta impermeabilità.
Il cliente non è neppure uscito dal laboratorio che il vintage è già sotto i “ferri” (rubando il turno ad altri pretendenti).
Balza subito agli occhi il sistema di chiusura a viti inclinate, con il verme inciso sulle anse: ottimo mezzo per esercitare quella micro-tensione necessaria ad una migliore aderenza.
Le viti scivolano armonicamente e il fondello, sfilandosi dal tournage, si lascia estrarre con una piacevole e dolce difficoltà, trascinandosi dietro il vetro quasi incollato alla larga guarnizione bianca sulla quale appoggia, e che tracima da esso, fino quasi a lambire le pareti interne della cassa.
Tiriamo via la corona, che è avvitata ad un albero a baionetta, ed estraiamo il meccanismo.
Il quadrante lascia già intendere con il suo bianco stanco ma omogeneo, che probabilmente anche l’aria ha avuto difficoltà a entrare.
Il movimento riporta esclusivamente il numero di serie e null’altro se non l’indicazione “Wyler”.
Il bilanciere, con il sistema incaflex che tanto era conosciuto e apprezzato in quegli anni, oscilla solo se l’orologio viene scosso, suggerendoci che i problemi potrebbero essere solo di ruotismo: forse basta una semplice revisione.
Così è.
Dopo aver smontato pulito e oliato il tutto, secondo i canoni più ortodossi della tecnica orologiaia (utilizzo per l’occasione quattro differenti olii, selezionati in base alla diversa viscosità ed al range termico di lavoro), il Wyler-Vetta funziona alla perfezione, con una precisione di marcia invidiabile anche dai prodotti più recenti e tecnologicamente avanzati.
Si passa ora alla lucidatura delle lancette, della cassa e del vetro.
Alternando la pasta rosa e quella bianca, un po’ di olio di gomito con l’ausilio dei prodotti micro-abrasivi per far scomparire le righe dal vetro (plastica), il risultato è veramente soddisfacente.
Ora l’orologio è luccicante, ma deve ancora sostenere la prova di cui ne andrebbe del “suo onore”: quella dell’impermeabilità!
Inserisco direttamente il tutto nella campana del pressurizzatore e creo una pressione di circa 4 atmosfere. Attendo un minuto per dar modo all’aria di entrare nella cassa qualora essa non fosse stagna, e immergo l’orologio.
Nessuna bollicina: segno evidente che la prova è superata.
La conferma dell’impermeabilità è piacevole sempre e comunque, ma in questo caso ha veramente un sapore particolare!


Da ora in poi mi guarderò bene dal commiserare superbamente coloro che chiedono un orologio impermeabile e di forma: è possibile da almeno 50 anni!
Il mestiere dell’orologiaio è il più bello del mondo perché ti consente di innamorarti romanticamente dei “pazienti” che ti vengono affidati, ed abbandonarti a coccolarli, fino a farli rivivere, orgogliosi e scintillanti come appena usciti dalla fabbrica.
E’ il caso di questo elegante vintage della Wyler-Vetta, “resuscitato” e pronto a bissare i suoi 5 decenni di vita.
Enrico Cannoletta
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- Cronografo Wyler Genève
- Wyler Vetta Time After Time.
Categoria: Orologi da polso | 1 Commento »











4 marzo 2010 alle 17:53
E’ appassionante vedere quale perizia e quanta passione ci sia dietro gli orologi artigianali, sono oggetti che abbiamo sempre con noi e a volte dimentichiamo che valora, non solo economico, abbiano davvero!