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L’industria Orologiera: I grandi movimenti da torre

Autore: Fabio Dell'Orto | 8 novembre 2011

Con l’avvento dell’orologio, trampolino di lancio per una nuova visione e percezione del tempo, si avvia un nuovo processo di invenzioni, a cui molti hanno contribuito con i più originali e geniali contributi.
L’orologio di cui si va qui trattando è quello meccanico, da distinguere rispetto ad altri strumenti per la misurazione del tempo quali la clessidra o la meridiana, giacché caratterizzato da un movimento d’orologeria autosufficiente che non dipende da elementi esterni quali la luce del giorno o la presenza di qualcuno che riavvii il travaso di sabbia. La messa a punto dell’orologio meccanico avviene durante la prima metà del secondo millennio dell’era cristiana, quando furono approntati i grandi meccanismi da torre che dall’alto dei campanili offrirono una visualizzazione a distanza del trascorrere delle ore ed un ritmo di vita, nell’esistenza di uomini e comunità, scandito dal profondo rintocco delle loro campane.

Movimento Orologi Da Torre

Tuttavia, il primo vero strumento ad orologeria meccanica, universalmente riconosciuto come autentico antenato dell’orologio, appare poco prima dell’anno mille nella forma dello ‘svegliatore monastico’, un congegno utilizzato in abbazie e conventi d’Europa come segna-tempo, al pari di una clessidra o di una meridiana, per segnalare, col battito di una campanella collegata, l’inizio dei momenti di preghiera e di lavoro. A differenza di clessidre e meridiane, però, lo svegliatore monastico è già un congegno indipendente e, per quanto rudimentale, interamente meccanizzato.

Dopo l’anno mille si estese anche agli ambienti secolari l’esigenza di ritmare in maniera più regolare la vita sociale, e questo finì per produrre i grandi congegni orologiari da torre cui si accennava. Tra il 1250 e gli inizi del 1300 videro la luce gli orologi campanari delle cattedrali di Chartres e di Sens, in Francia; in Inghilterra quelli delle cattedrali di Exter, di Canterbury e di Saint Paul a Londra. In Italia il primato va alla chiesa di S. Eustorgio di Milano il cui orologio vide la luce nel 1306.

La loro struttura era composta da un poderoso ingranaggio, mosso dalla forza di trazione dei pesi, alloggiato all’interno di una grande ingabbiatura di ferro che veniva incassata nella struttura muraria della torre. L’essenziale del funzionamento era la trasformazione del moto continuo, garantito dalla gravità imposta dai pesi, in moto alternato; la qual cosa era ottenuta mediante un congegno tecnico detto a ‘scappamento’. L’essenziale di tale organismo meccanico, vincolato alla forza motrice dei pesi, rimase pressoché inalterato per secoli, ciò su cui invece ci si applicò maggiormente fu la miniaturizzazione delle dimensioni. La ricerca per una riduzione dell’ingombro permise di arrivare, intorno al ’400, ai primi orologi domestici, quelli che in Germania vengono detti ‘gotici’, e in Inghilterra ‘a lanterna’. Vincolati, come i loro fratelli maggiori, alla staticità, a causa dei pesi che dovevano lentamente ‘cadere’ verso terra, questi primi orologi domestici trovavano generalmente posto affissi inamovibilmente alle pareti di casa.

Marco Parravicini, Gioielleria Parravicini Varese.

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