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La storia degli orologi solari

Autore: Fabio Dell'Orto | 28 dicembre 2011

Fin dall’antichità una delle più pressanti esigenze dell’uomo è stata quella di sapere “che ore sono”. Questa è stata un’esigenza importante già dai tempi delle caverne: Uscire per una battuta di caccia e sapere all’incirca a che ora fare rientro, prima di essere sorpresi dalle tenebre della notte era importantissimo.

Orologi Solari

E’ chiaro che l’ombra proiettata dal Sole attraverso uno strumento rudimentale come ad esempio un bastone infisso nel terreno, fosse già apprezzata da quegli uomini come valido strumento di misurazione del tempo. È infatti noto a tutti che il Sole, durante il suo apparente moto intorno al pianeta, descrive una specie di semicerchio, nascendo a levante, innalzandosi alto nel cielo a mezzogiorno, per poi iniziare la discesa verso ponente e quindi tramontare; di conseguenza l’ombra di un corpo verticale infisso nel terreno (gnomone) si accorcia a partire dal mattino fino a mezzogiorno per poi allungarsi di nuovo durante il pomeriggio. La disciplina che studia il movimento dell’ombra del sole proiettata da un bastone piantato in terra sopra un qualsiasi altro piano viene chiamata Gnomonica.

In mancanza di prove e testimonianze concrete, la storia della Gnomonica è fatta soprattutto di supposizioni, congetture ed ipotesi, basate sull’interpretazione di citazioni finora pervenute agli studiosi. Le notizie sulle metodologie usate nell’antichità per misurare il tempo sono molto frammentate; sembra che i Babilonesi e i Cinesi suddividessero la giornata in 12 parti di 2 ore ciascuna. In Europa alcuni popoli eressero enormi massi di pietra e in corrispondenza del sorgere o del tramontare di alcuni tra i più importanti astri allora conosciuti. I Greci si uniformarono ai babilonesi dividendo il giorno in 4 parti di tre ore ciascuna. I Romani invece suddivisero la giornata in 3 particolari momenti. Il sorgere del sole, il mezzogiorno e il tramonto ma sempre utilizzando il metodo greco, questo comportava che in alcuni periodi dell’anno le ore fossero più lunghe o più corte.

Gli Egiziani furono forse il primi popolo a dividere il giorno in 24 ore e a realizzare il primo calendario che si basava sui principali periodi agricoli. Agli Egiziani si attribuisce anche la costruzione di enormi meridiane orizzontali che utilizzavano come gnomone gli obelischi, uno di questi si trova in Piazza S. Pietro a Roma. L’astronomo Berossus Cadeo modificò l’ “emisfero”, il più comune degli orologi solari allora in uso e ne ricavò l’ “emiciclo”. Quest’ultimo non era nient’altro che la sezione dell’emisfero con l’installazione dello gnomone orizzontale nel punto di convergenza delle linee orarie. Questi due orologi testimoniano l’uso delle ore considerate la dodicesima parte del giorno. L’architetto romano Vitruvio nella sua opera “De Architectura” cita ben 13 tipi diversi di orologi solari allora in uso. Oggi la maggior parte di essi è stata reinventata e studiata, ma altri sono ancora avvolti da un velo di mistero, come il Gonarchen e l’Egonato.

I Romani non furono gli eredi della scienza greca. Durante il loro impero, i Romani non fecero altro che adottare idee e teorie dell’Ellade, vecchie di secoli. Per quasi cento anni esse si trovarono a leggere le ore sbagliate di un orologio trafugato a Catania dal console Valerio Messala. L’orologio fu installato nel Foro di Roma ma, essendo costruito in base alla latitudine di Catania, non poteva funzionare correttamente per Roma, e pertanto Filippo Censore ne fece costruire uno adatto alla posizione di Roma. Con la caduta dell’impero Romano ci fu un lunghissimo periodo di decadenza, la gnomonica sprofondò in una fase priva di progressi, fu ripresa soltanto dopo mille anni da alcuni studiosi Arabi. Successivamente con l’avvento dei Benedettini, le cui regole indicavano il tempo da dedicare alle preghiere, al lavoro e allo studio, dividendo il giorno secondo le ore degli antichi, si ebbe un nuovo sviluppo dei quadranti solari, i quali li diffusero in tutta Europa. Tali orologi furono denominati “a ore canoniche” o “temporali”.

Nel XIII secolo venne costruito a Deng-Feng in Cina un orologio gigantesco, lungo circa 32 metri il cui gnomone era alto quasi 9 metri e mezzo. Nel XV secolo in Italia si sostituirono le ore canoniche con quelle italiche, le quali prendono in considerazione come termine del vecchio giorno e inizio del nuovo, il tramonto del sole. In quel periodo si cominciò a costruire una grande varietà di orologi solari.

Nel 1467 venne costruito a S. Maria del Fiore, un orologio solare composto dalla sola linea meridiana, praticando un foro gnomonico nella copula a 86 metri dal suolo; questa è la meridiana a camera oscura più grande del mondo. Negli anni a seguire il papa Gregorio XIII modificò il calendario eliminando 10 giorni e facendo seguire il quarto giorno di Ottobre al quindicesimo. Nella seconda metà dl 1500 venne realizzata la meridiana in Piazza S. Pietro. Dopo alcuni anni si tornò ad applicare l’ora francese che prevede la suddivisione del giorno in 24 parti uguali a partire dalla mezzanotte, questo provocò parecchi disagi alla popolazione. Per ovviare alla situazione alcune città fecero costruire meridiane con i due tipi di orari comparati.

Tra il 1883 e il 1884 con due congressi a Roma e Washinton, venne stabilita la divisione del globo terrestre in 24 fusi. Greenwich per il suo famoso osservatorio, divenne meridiano di riferimento. L’Italia prende come tempo medio il primo meridiano ad est dopo quello di greenwich che passa esattamente sopra l’Etna, per questo motivo viene definito Etneo. Nel XX secolo con la comparsa di orologi di precisione, la gnomonica perse importanza. Se oggi è ancora in vita lo si deve all’interesse di studiosi di tutto il mondo.

Marco Parravicini di Gioielleria Parravicini Varese.

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