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La misura del tempo secondo gli antichi Egizi – Parte Prima

Autore: Fabio Dell'Orto | 11 marzo 2012

Nell’antico Egitto l’astronomia costituì sempre una scienza oggetto di grande interesse e approfonditi studi. Infatti essa, insieme ad altre discipline rimase uno dei più grandi misteri dell’antichità. È certo comunque il suo fine essenzialmente pratico essendo fondamentale la necessità di disporre di uno strumento per regolare le attività di tutti i giorni in relazione soprattutto alle ricorrenti alluvioni del Nilo. Per quanto come astronomi non eguagliassero i Babilonesi, gli Egizi possedevano una conoscenza dei cieli tutt’altro che trascurabile. Mappe celesti, incise o dipinte sui soffitti dei sepolcri e dei templi, prospetti datati che si riferiscono al movimento delle stelle, alcuni trattati di astronomia, la loro divisione del tempo ed il loro calendario stanno a dimostrare con quanta attenzione essi seguissero il movimento celeste, anche se le loro spiegazioni a noi sembrano prive di base scientifica.

Con l’avvento delle dinastie, intorno al 3000 a.C., fu definita la durata dell’anno solare in 360 giorni più 5 giorni addizionali ovvero 365 giorni. L’anno civile era infatti costituito da dodici mesi di trenta giorni ciascuno (tre decadi), più cinque giorni intercalari (“epagomeni”). Le tre stagioni di quattro mesi, “inondazione”, “inverno” ed “estate”, ben s’addicevano ad un paese in cui la primavera non esiste. Solamente dal 2100 a.C., però, gli egiziani introdussero la suddivisione in ore: 10 di luce e 12 di oscurità. Siccome però l’anno solare è più lungo di 365 giorni, gli astronomi e i sacerdoti egiziani avevano escogitato un sistema molto ingegnoso per stabilire in maniera sicura la posizione del Sole tra le stelle, aiutati in questo dalla purezza cristallina dei cieli del deserto al sorgere del Sole.

Infatti se il cielo è sufficiente terso, al nascere del Sole è possibile osservare per un attimo la posizione delle stelle più brillanti, o, addirittura, individuare quale stella brillante stia nascendo insieme al Sole in altri punti dell’orizzonte (sorgere eliaco della stella). Il giorno dopo, muovendosi il Sole tra le stelle in senso detto diretto (verso Est), la stella sorgerà prima del Sole, mentre i giorni precedenti non poteva essere osservata perché sorgeva dopo il Sole. Con questo sistema, prendendo a riferimento la stella Sotis (la nostra Sirio -Alpha Canis Maioris), fu possibile, per gli astronomi egiziani, ancorare al moto del Sole in cielo le date delle diverse attività agricole, scandite da opportuni rituali e festività tutte temporalmente dipendenti dal momento del sorgere eliaco di Sirio. La mancanza di anni bisestili tuttavia fece accumulare al calendario civile un ritardo progressivo sull’anno solare.

La seconda parte di questo articolo.

Marco Parravicini di Gioiellera Parravicini Varese.

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