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La misura del tempo per gli antichi Egizi – Seconda Parte

Autore: Fabio Dell'Orto | 17 marzo 2012

Tra i numerosi sistemi impiegati nell’antichità per la misurazione del tempo con il sole, il più primitivo sicuramente risulta essere lo gnomone. Era formato da un’ asta verticale la cui punta, segnava, con la sua ombra che si sposta, la suddivisione della giornata. Anche gli obelischi potevano essere utilizzati a questo scopo. Nel 1450 a.C. Thumotsi III, utilizzò uno strumento simile allo “gnomone”, ma a forma di L o T. Nel XIV-XV sec. a.C., venne introdotto un altro strumento, il Merckhet, utilizzato per la misurazione delle ore notturne.

In epoca più tarda venne inventato il cosiddetto “orologio a scalini”, originario della Mesopotamia; aveva la forma di una gradinata di fronte alla quale un muro proiettava la sua ombra sui gradini che servivano da segnatempo. Anche clessidre ad acqua furono utilizzate dagli egiziani per misurare il tempo. Simili alle clepsidae (clessidre a sabbia) greche il loro funzionamento era semplice: un recipiente con delle tacche sulla parete interna veniva riempito fino all’orlo al tramonto del Sole e quando l’acqua era scesa alla prima tacca secondo la scala mensile iniziava la seconda ora. Le pareti interne contenevano quindi 12 scale mensili.

Questo sembrerebbe un ottimo strumento ma in realtà si basava sul concetto sbagliato secondo il quale l’abbassamento del livello dell’acqua doveva essere regolare portando così ad errori nella misurazione.

La prima parte.

Marco Parravicini di Gioiellera Parravicini Varese.

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