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Il Museo Degli Orologi

Autore: Fabio Dell'Orto | 7 luglio 2011

In vista della prossima stagione di viaggi e di vacanze mi piacerebbe poter dare a tutti voi alcune indicazioni per poter rendere ancora più interessanti i vostri itinerari! Se per esempio vi capitasse di essere a Benevento e provincia potrebbe essere interessante andare a salutare il sig. Salvatore Ricci.

Una vita ad inseguire il tempo, su e giù per campanili e torre civiche. Ricci non è un semplice collezionista di orologi – come ce ne sono tanti, ma un Maestro artigiano; uno che gli orologi non solo li ripara, ma li costruisce pure. O meglio: li ama. Questo, grosso modo, è il riassunto della vita di Salvatore Ricci da San Marco dei Cavoti, bellissimo ed illustre centro distante trentasei chilometri da Benevento, con un bel campanile accanto della Chiesa Madre (anche se quel campanile, in realtà, era molti secoli fa la torre di un carcere). Su quella costruzione, alla caccia del tempo, Salvatore salì sin dalla più tenera età per un impulso irrefrenabile: ed oggi ormai giunto alla soglia degli …anta anni, Salvatore non solo non ha rinnegato la passione giovanile, ma ormai è giunto al punto di pensare che, probabilmente, se qualcuno non avesse inventato parecchi secoli prima il meccanismo dell’orologio, lui, Salvatore, non sarebbe nemmeno nato.
Salvatore, del resto, cominciò la sua scalata ai campanili senza che alcuno glielo insegnasse e – meno che mai – glielo imponesse. Vocazione. Ispirazione divina.

Il Maestro ha imparato da solo l’arte di dondolarsi sui contrappesi in pietra o in ferro; ad ascoltare il rumore di rotelle dentate, aste e lancette; a ridare vita e respiro ai meccanismi ammalati di vecchiaia o feriti dalle ingiurie degli uomini, delle tempeste e dei terremoti. Poco alla volta, però, Salvatore si è accorto che non gli bastava più soltanto ripararli quegli orologi: infatti, ha avuto chiara nella mente la missione della sua vita e, cioè, salvare quella razza in via di estinzione. Eh già perché gli orologi, per Salvatore, non sono affatto esseri inanimati: essi come gli uomini hanno un’anima.

E così, con il passare dei secondi, dei minuti, delle ore, dei giorni, dei mesi e degli anni, Salvatore intuì la verità sempre più nitidamente. Gli orologi da torre avevano fatto il loro … tempo. Gli architetti, nei loro progetti di arredo urbano, infatti, avevano cominciato a snobbare torri e campanili; gli orologi digitali stavano soppiantando quelli a meccanismo; gli artigiani orologiai sparivano poco alla volta, forse riparando in Svizzera. Intanto, però, con questi cambiamenti, un pezzo importante della storia e della vita delle nostre comunità svanisce nel nulla. Si perdono gli antichi sapori dei cibi ed il modo tradizionale di misurare il tempo – che, appunto un … tempo, non era frenetico come quello odierno. L’elettricità e i microchips soppiantano i meccanismi a corda e a contrappeso: e se quel personaggio del film “Mary Poppins” esagerava un pochino nel segnare il mezzogiorno a colpi di cannone di nave da guerra nel pieno centro di Londra, perché mai, si chiese un giorno Salvatore, dobbiamo perdere il patrimonio culturale, artistico estetico e perfino esistenziale degli orologi da torre a meccanismo? Dalla domanda alla risposta, spesso, il tempo è breve – soprattutto in un caso come questo che vede l’oggetto della questione, proprio il tempo, inesorabilmente trascorrere.

Insomma, Salvatore risalì con coraggio, maestria ed amore su campanili diroccati, torri pericolanti e costruzioni abbandonate dei paesini del Mezzogiorno sempre di più privi di abitanti. Nel 1979 acquistò il suo primo meccanismo: era un orologio del 1731 del Maestro Matteo De Vivo, un piccolo gioiello abbandonato; da quel giorno lontano non Salvatore si è più fermato – come i suoi orologi: ha fatto incetta di meccanismi da torre, specie se del Cinquecento o del Seicento.

Ha recuperato quei meccanismi antichi, orgogliosi, ma delicati e li ha sottratti alla ruggine ed all’oblio: Salvatore non ha mai voluto dire il numero preciso degli interventi di pronto soccorso effettuato negli anni, ma si sa che sono ben 50 soltanto gli orologi da torre che ha voluto esporre in un vero e proprio Museo che ha aperto nella sua San Marco dei Cavoti, in piazza Ariella.
Il Museo “Le nostre ore”, si trova in piazza Ariella di San Marco dei Cavoti (BN) ed è visitabile tutti i giorni dalle 9 alle 12 e dalle 16 alla 19, previa prenotazione telefonando allo 0824/984009.

Articolo di Marco Parravicini di Gioielleria Parravicini Varese.

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