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Lo scarto orario giornaliero in Orologeria

Autore: Enrico | 16 dicembre 2011

Prendendo spunto da quesiti e interesse di molti lettori di questo e di altri blog inerenti l’orologeria, vorrei con questo articolo fare un po’ di chiarezza sul controllo della marcia giornaliera di un orologio meccanico.

Al termine di ogni intervento di assistenza o anche solo per verificare il funzionamento di un movimento, gli orologiai sottopongono l’orologio al cronocomparatore, il quale non solo indica eventuali mal funzionamenti, ma, attraverso un grafico lasciano interpretare al tecnico dove intervenire. Naturalmente per decifrare i grafici dell’apparecchio, il tecnico deve essere in grado di avere un’ottima capacità logica.

Il Laboratorio Di Enrico

Quando l’orologio non presenta anomalie, il cronocomparatore stampa una linea retta dalla cui inclinazione l’orologiaio capisce se e di quanto il movimento avanza o ritarda al giorno.

Questo parametro è definito: scarto di marcia oraria giornaliera, ed è solitamente espresso in secondi, anche perchè rilevazioni maggiori implicherebbero interventi di natura non semplicemente correttiva.

Lo scarto di marcia oraria giornaliero si evidenzia negli orologi elettronici in frazioni di secondo, solitamente da 0 a 25 centesimi al giorno. Negli orologi meccanici ha invece un range che copre la fascia da 0 a 8 secondi giornalieri.

Non è una buona regola sistemare i movimenti in modo che il risultato di di scarto zero.

Questa affermazione, che può apparire strana, è motivata da un insieme di fattori che mi appresto a esporre.

Prima di tutto è bene sapere che risulta accertato che il fattore temperatura influenza in modo evidente la marcia oraria di orologi sia meccanici che al quarzo.

Negli orologi al quarzo, questa variazione può arrivare fino a 25/30 centesimi di secondo al giorno, ma sempre in diminuzione.

Mi spiego meglio: ogni variazione di temperatura fa variare l’oscillazione del quarzo rallentandola.

La regolazione ottimale si ottiene a 25°, ma l’orologiaio deve prevedere che l’orologio non si troverà sempre a questa temperatura, per cui ogni variazione inserirà una modifica in ritardo.

Ne deriva che la regolazione vada fatta in modo che l’orologio avanzi di qualche centesimo di secondo variabile dalle condizioni in cui verrà utilizzato.

Nell’orologeria meccanica il problema è più affascinante, ma più complesso.

Oltre alla variazione termica, che incide sui metalli utilizzati in orologeria per la loro dilatazione o contrazione conseguenti, bisogna tener conto della forza di gravità.

Nei quarzi la posizione del polso non incide sulla marcia oraria in quanto il quarzo oscilla alla stessa frequenza sia che esso sia posto in posizione orrizontale che verticale.

Nei meccanici, la presenza del bilanciere ne viene invece fortemente influenzata, e questo spiega perchè i tecnici procedono al test al crono-comparatore in almeno 6 posizioni.

Questo problema è stato superato attraverso l’invenzione del sistema “tourbillon”, che provvede a far ruotare almeno su un asse il bilanciere e lo scappamento, in modo da offrire alla forza di gravità un bersaglio meno statico. Negli ultimi anni Jaeger-Le Coultre ha creato il “Gyro-tourbillon” che provvede a far ruotare il gruppo bilanciere-scappamento addirittura su due assi.

Non tutti però sono disposti a spendere da €. 15.000 a oltre €. 150.000 per queste complicazioni, per cui divengono importanti le considerazioni che seguiranno.

Prevedendo una differenza di marcia oraria di circa 2″ al giorno dovuta alla media delle 6 posizioni, il tecnico deve considerare l’incidenza della temperatura.

Nel caso degli orologi meccanici, questa influisce in avanzamento d’inverno, a causa della contrazione dei metalli, e in ritardo d’estate di conseguenza alla loro dilatazione.

L’incidenza di questo fattore è misurabile, come detto fino a circa 8 secondi al giorno, ma mediamente intorno ai 4″.

Facendo mente locale al probabile utilizzo dell’orologio, e seguendo l’esperienza maturata nel luogo geografico in cui opera, il tecnico deve quindi regolare al cronocomparatore uno scarto orario attendibile affinchè la marcia oraria si attesti mediamente su valori il più possibile vicini allo zero.

Non bisogna quindi stupirsi se il nostro orologiaio regola l’orologio al cronocomparatore ad un valore diverso da zero, ora sappiamo perchè.

Per qualsiasi informazione o chiarimento in merito a questo articolo o a problemi inerenti la tecnica orologiaia, potete fare riferimento a questo blog, o indirizzare un email a Il Laboratorio di Enrico

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