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Il Laboratorio di Enrico: lubrificazione in Orologeria

Autore: Enrico | 14 ottobre 2013

Una delle operazioni più sottovalutate, ma che ricopre un’importanza fondamentale nella Tecnica Orologiera è la Lubrificazione.

Essa è in grado di stabilire a favore di chi ne ha una buona padronanza, il limite che separa un Orologiaio “professionalmente onesto” da un grande professionista.

Lubrificazione meccanisco orologio

Una corretta distribuzione del lubrificante in modo e natura appropriate alla funzione che il meccanismo specifico svolge, determina inoltre la cancellazione di ogni tipo di spuria dal grafico del cronocomparatore, e protegge da usura e malfunzionamenti precoci i preziosi componenti dei nostri segnatempo.

A beneficio, non tanto dei tecnici, i quali troveranno in questo articolo un sunto di nozioni che già conoscono, ma soprattutto dell’appassionato che vuole accostarsi alla passione orologiera accettandone e approfondendo anche l’aspetto tecnico, ho deciso di scrivere queste righe le quali contribuiranno a render noto di quanto non sia banale il problema della lubrificazione, e di quanto peso ha avuto anche negli studi effettuati nel settore.

Iniziamo prima di tutto a ribadire qual’è lo scopo di una corretta lubrificazione: la ricerca di diminuire il coefficiente d’attrito, e di conseguenza l’usura.

All’inizio del XX secolo, il Fisico tedesco Richard Stribeck approntò un grafico cartesiano atto a determinare una curva di “resa” per una buona lubrificazione, e applicabile di volta in volta ai diversi tipi di lubrificante.

Infatti, anche per questa importante operazione è valida la negazione dell’assioma che se 1 va bene 2 sono meglio! Stribeck dimostrò che oltre un certo limite il lubrificante diviene, non solo inutile, ma addirittura dannoso.

I lubrificanti utilizzati in origine, anche in campo orologiero, furono quelli di origine classica, ovvero gli olii vegetali (ad esempio l’olio d’oliva), e quelli animali (ad esempio l’olio di piede di bue), ritenutoi validi per le loro caratteristiche di fluidità.

Ben prestro ci si accorse, però, che il contatto con le superfici da lubrificare favoriva un’ossidazione precoce e di conseguenza un decadimento repentino.

Si cercò allora di correre ai ripari attraverso la miscelazione con olii minerali, con risultati alterni ma in verità mai esaltanti.

Nacque in quel periodo l’abitudine di stabilire un periodo ciclico esaurito il quale l’orologio avrebbe dovuto essere portato in assistenza, per procedere ad una revisione, in quanto, anche se non fossero intervenuti fattori estranei di malfunzionamento, il meccanismo avrebbe potuto soffrire irrimediabilmente per i danni provocati dai residui indesiderati della vecchia lubrificazione.

Fu solo nel 1950 che intervenne una vera rivoluzione, con la scoperta e l’introduzione degli olii sintetici.

Vanno citati a questo punto gli 8 punti elencati dal testo “Tecnica di Orologeria” di Reymondin-Monnier-Jeanneret-Pelaratti e edito da “Federation des Ecoles Techniques”, derivanti dagli studi compiuti:

1) Stabilità Chimica;

2) Assenza di aggressività per il supporto;

3) Capacità di rimanere in sede;

4) Tenuta al freddo;

5) Bassa volatilità

6) Coefficiente di attrito stabile e basso;

7) Efficacia contro l’usura;

8) Sicurezza di un’ampiezza stabile ed elevata in relazione all’umidità. (Ricordiamo che l’ampiezza è l’angolo massimo di espansione del bilanciere durante l’oscillazione).

I primi utilizzi degli olii sintetici hanno evidenziato una grandissima risposta in relazione ai primi 5 punti dell’elenco citato.

Bisogna attendere fino agli anni ’70 per avere i primi risultati, prima teorici e successivamente anche pratici, circa una soddisfacente risposta ai punti 6,7 e 8.

Attualmente i miglioramenti proposti dagli studi ricorrenti sono all’ordine del giorno, e un Orologiaio coscienzionso utilizza abitualmernte per la normale revisione di un normale orologio meccanico, un minimo di almeno 4 tipi diversi di olio, da usare in relazione alla funzione che i meccanismi svolgono.

Va aggiunto inoltre che in orologeria vanno correntemente utilizzati anche i grassi, ove gli olii sarebbero meno specificatamente utili.

I grassi sono principalmente una miscela di olio e sapone fibroso, anche se in Orologeria è stato approntato un grasso composto da olio e bisolfuro di Mobildeno, che viene utilizzato come legante.

Come è facilmente intuibile, la scelta di usare olio o grasso è estremamente delicata perchè l’inversione dei fattori sarebbe devastante per il buon funzionamento dell’orologio, ma sono in effetti entrambi indispensabili proprio per questa loro NON intercambibilità.

Come i tecnici sanno, sono tuttora in corso studi rivolti alla scoperta di sostanze e materiali auto-lubrificanti, ma che in verità non hanno ancora condotto a risultati accettabili.

Uno studio che invece è approdato a soluzioni molto soddisfacenti è quello relativo alla tensione superficiale dei materiali e degli olii stessi: si è ottenuto di avere una giusta compattezza del lubrificante, tale che, se distribuito in modo corretto sia tecnicamente che quantitativamente, si evita ogni dispersione e si ottiene il massimo della resa.

Spero, con questo articolo, di aver reso un servizio alla causa della corretta lubrificazione, per render noto quanto essa sia determinante ai fini del buon funzionamento di un segnatempo, il quale rappresenta il massimo dell’espressione della meccanica di precisione, e quindi di un settore dove precisione e alta tecnologia sono non solo ricorrenti ma sempre presenti.

 

Enrico Cannoletta

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