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Il Laboratorio di Enrico: la valvola a elio

Autore: Enrico | 5 novembre 2012

Uno degli scopi di questa rubrica tecnica è anche quello di sfatare i luoghi comuni o alcune “leggende metropolitane” diffuse per scarsa conoscenza specifica.

L’argomento di cui tratteremo oggi è di competenza dei subacquei professionisti, in quanto utenti di una funzione spesso abusata nei termini: la valvola a elio.

Valvola a Elio

Assistiamo al crescere di offerta di orologi professionali subacquei, ma occorre anche rilevare quali in realtà siano le caratteristiche che un orologio subacqueo professionale debba avere.

Ecco l’elenco:

1) Punto luminoso sulla ghiera;

2) Lancette luminose;

3) Ghiera girevole unidirezionale;

4) Impermeabilità pari o superiore a 30 atmosfere (30 bars o 300 m.)

5) Corona a vite

6) Valvola a elio.

Come possiamo facilmente notare c’è di cui sorprendersi, se consideriamo che dall’elenco manca il fondello a vite, considerato non indispensabile grazie alla nuova generazione di guarnizioni siliconiche o-ring, e soprattutto dal fatto che la sua superficie può essere facilmente compressa dalla pressione dell’acqua contro il resto della cassa.

Riguardo invece alla valvola a elio, occorre soffermarsi attentamente.

Chi conosce il suo funzionamento alzi la mano.

Sono convinto che pochi tra coloro che non sono sub professionisti sappiano rispondere a questa domanda.

Per amore di verità devo dire che a chi non è veramente professionista, questa valvola non serve proprio a nulla.

Il motivo è che il suo utilizzo è circoscritto alle necessità che si creano quando si è all’interno di una campana pressurizzata da calare nel profondo del mare.

L’atmosfera creata all’interno della campana è per forza di cose arricchita di elio.

Sappiamo tutti che l’elio è un gas molto volatile e le sue molecole, gia minuscole, sotto l’effetto della pressione riducono ulteriormente le loro dimensioni, riuscendo quindi a penetrare all’interno dell’orologio attraverso la corona (seppur accortamente avvitata).

Quando il subacqueo esce dalla campana in profondità, le dimensioni delle molecole d’elio all’interno della cassa rimangono quasi immutate, ma al rientro nella campana, e precisamente quando questa viene risollevata verso la superficie, le dimensioni delle molecole, soggette a meno pressione, iniziano a crescere arrivando addirittura a far esplodere l’orologio.

A questo punto interviene invece la valvola a elio, che opportunamente aperta dal sub, o automaticamente attivata in caso di valvola automatica, provvede a far uscire le molecole di elio ancora minuscole, per salvare il nostro prezioso segnatempo.

Esistono quindi, come abbiamo visto, due tipi di valvole a elio, quella manuale e quella automatica.

Alla valvola fanno ricorso grandi brand orologieri in modelli specifici e giustamente definiti professionali, come ad esempio Rolex Sea Dweller, Omega Seamaster, Tag-Heuer Aquaracer e altri.

La morale è la seguente: non lasciamoci condizionare da esigenze non indispensabili o utili all’uso che vogliamo fare. Non sopravvalutiamo le nostre esigenze. A chi non è professionista può bastare un orologio subacqueo da 100 a 300 metri, con tutte le altre 5 caratteristiche elencate in apertura di articolo.

Se vogliamo un miracolo di tecnologia, acquistiamo pure un subacqueo dotato di valvola a elio, ma per il piacere di possederlo, non perchè altri hanno creato l’esigenza per noi.

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