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Baselworld 2014, radiografia di un successo (1)

Autore: Enrico | 4 aprile 2014

Ha chiuso i battenti anche per quest’anno la più grande manifestazione fieristica ed espositiva mondiale dell’Orologeria, Baselworld.

Suggestiva immagine di Omega Moonwatch, uno degli orologi simbolo del settore

Suggestiva immagine di Omega Moonwatch, uno degli orologi simbolo del settore

In assoluta controtendenza con la situazione economica planetaria, la Fiera di Basilea ha registrato un enorme successo di partecipazione e di pubblico, grazie alla presenza di oltre 1.500 brand che hanno animato i 5 padiglioni collocati in altrettanti edifici anche suddivisi fino a tre piani.

La nuova struttura si è dimostrata quindi provvidenziale per poter ospitare un numero così elevato di maison, ma anche adeguata all’immagine scintillante che le varie aziende offrono alla vista dei visitatori.

Inutile sottolineare che la parte del leone è stata ricoperta dai tradizionali brand del lusso, e che il cuore della Hall 1.0 è stata, come da tradizione occupata dai numerosi marchi di Swatch Group, tra i quali ha campeggiato fiero e imponente il padiglione riservato a Omega.

Le novità sono state molte e importanti, ed hanno consentito ai produttori di riservare piacevoli sorprese alle numerosissime decine di migliaia di visitatori, senza tralasciare di stupire anche addetti ai lavori e i tanti giornalisti accreditati.

Quasi tutte le case si sono organizzate con i Press Kit, rendendo così molto più agevole il lavoro dei redattori, e di conseguenza donando un importante servizio di comunicazione e divulgazione della cultura orologiera.

All’ingresso, quattro splendide ragazze in una divisa coordinata e argentata che anche in questa occasione è risultata elegantissima, distribuivano il giornale ufficiale della Fiera, augurando il benvenuto con un confortante sorriso.

Non appena varcata la soglia ci si imbatte negli “edifici” di Tag-Heuer e Bulgari, posti uno in fronte all’altro a fare da ala ai visitatori, e a testimoniare il crescente peso che riveste oggi il gruppo LVMH sul mercato di settore.

Nella sua fantastica livrea nera, lo stand di Tag-Heuer colpisce per imponenza, con l’alta scalinata che gli addetti ai lavori muniti di regolare appuntamento devono percorrere per raggiungere le sale di colloquio, ove gli affari e gli accordi si sono susseguiti a ritmo incessante.

Nelle numerosissime vetrine a piano terra, invece, collocate a corona della sala di aaccoglienza bar-relax destinato agli invitati, campeggiano superbe le grandi innovazioni del brand, a iniziare da Pendolum, fino ad arrivare al rivoluzionario V4, quest’anno presentato nella sua versione Tourbillon.

Il 2014 di Tag-Heuer, primo anno dopo la ricorrenza del giubileo Carrera, sarà ancora una volta caratterizzato da masterpieces e orologi celbrativi nonchè in serie limitata e numerata. I riferimenti di base saranno come di consuetudine Carrera e Monaco, ma anche per quanto riguarda i Formula 1 abbiamo riscontrato una cura dell’estetica e una migliorie tecnica particolarmente evidenti.

Gli appassionati del brand potranno gratificarsi con un entry-level accessibilissimo, che mantiene ovviamente tutte le caratteristiche di rifinitura e di progettazione che hanno fatto la fortuna di questo marchio.

Il motivo di fondo più saliente, però, è stato l’esordio ufficiale di CH80, il nuovo calibro cronografico di manifattura che era conosciuto accademicamente finora come “1969”.

Si tratta di un movimento “modulabile” come ci ha specificato il Dr. Roberto Beccari, AD di LVMH Italia, il quale non è da considerarsi un “sandwich”, ma consente di mantenere la platina di base del solo tempo anche per usufruire delle successive ed eventuali complications.

I nuovi modelli che si avvarranno del nuovo calibro CH80 saranno disponibili prima di Natale presso i migliori concessionari.

Proseguendo nel cammino all’interno della mitica Hall 1.0 ci imbattiamo in altri due colossi di LVMH, ovvero Hublot e Zenith.

Molto più “open-space” rispetto agli altri tre brand del gruppo, Hublot sfrutta al meglio il suo momento di grazia sui mercati di tutto il mondo, e la conferma viene anche dalla calca di pubblico che affolla lo stand.

Suggestive vetrinette mono-pezzo troneggiano nell’atrio, ma l’interesse generale è attratto soprattutto dai modelli relativi alle collaborazioni prestigiose del marchio, stipulate con le massime espressioni sportive, come ad esempio Juventus F.C., Ferrari, senza dimenticare i modelli dedicati ai prossimi mondiali di Calcio che si disputeranno in Brasile la prossima estate e dei quali Hublot è cronometrista ufficiale.

Non mancano ovviamente le bellissime complications, a cui la maison ci ha ormai abituato e che sfoggia con orgoglio in preziose e ricercatissime bacheche.

Giunti a questo punto ci si trova come tra due piacevoli fuochi, in posizione equidistante tra due colossi del settore, ovvero i mastodontici stand di Patek Philippe e di Rolex, rispettivamente a destra e a sinistra del corridoio principale.

Avvolti nei rispettivi colori tradizionali, le due importanti realtà orologiere si fronteggiano con apparente indifferenza, e donano il meglio di loro attraverso uno scintillio di luci e di elegante riservatezza.

Patek mette in campo la sua grande tradizione con la nota vetrina dei suoi calibri, alla quale ci si avvicina con estrema difficoltà per l’enorme affluenza di visitatori.

Si tratta dell’esposizione dal vivo, anche se protetti da una robusta teca in cristallo, dei prestigiosissimi ed esclusivi calibri di manifattura, che costituiscono quasi tutti il top della moderna Orologeria, nonchè la più fulgida tradizione del comparto.

Interagendo con questa teca, e selezionando il codice attribuito ad ogni movimento, se ne può vedere un’immagine ingrandita e leggere le caratteristiche tecniche e storiche.

La linea di prodotto studiata per il 2014, ovviamente, ricalca la filosofia del brand, destinato per definizione ad essere conservato per le generazioni future. Il catalogo, con l’entry-level fissato attorno agli €. 11.000 per la versione tempo, data e secondi al centro dell’Aquanaut 5167 con cinturino in caucciù, si avvale delle grandi complications della maison, destinate, come sappiamo, nella maggior parte dei casi, a lunghe attese dopo la prenotazione, dovute alla domanda, ma anche e soprattutto agli inderogabili processi costruttivi in altissima qualità approntati dalla manufacteur.

Patek Philippe, come ben sappiamo, non assoggetta più le proprie creazioni ai controlli C.O.S.C., “marchiando” i propri prodotti con il suo sigillo di qualità.

Riguardo a Rolex, dobbiamo dire che si conferma come fenomeno di mercato, legato alla propria tradizione e ai propri successi, intervenendo con incisive innovazioni estetiche, e con le varianti di immagine che consentono il gioco del puro collezionismo ad altissimo livello.

Tra le novità, oltre una bellissima linea della Collezione Cellini, possiamo indicare il nuovo GMT Master II, con la sua lunetta Cerachrom monoblocco rossa e blu, l’utilizzo nella nuova generazione di mo0vimenti femminili della spirale Syloxi in silicio, e l’Oyster Perpetual Sea-Dweller 4000, nato nel 1967 e riproposto in modo innovativo quest’anno.

Proseguendo il cammino, e superati gli stand Chanel e Tudor, ci si addentra nel cuore del Salone, e quindi in pieno “regno” Swatch Group.

Il colosso elvetico, leader incontrastato del settore, sorge imponente in posizione strategica e privilegiata, con tutti i padiglioni del gruppo riuniti, e che fanno quasi da corona allo splendido edificio dedicato a Omega, il cui nome si può notare da ogni posizione della Hall e che attre lo sguardo fin dall’ingresso alla Fiera.

La potenza di Swatch Group si è quindi immancabilmente manifestata attraverso la presenza di Breguet, Blancpain, Harry Winston, Jacquet Droz, Glashutte, Longines, Certina, Rado, Hamilton, Tissot, Mido, Calvin Klein, Pierre Balmain, ma soprattutto grazie all’enorme interesse che questi brand suscitano ed hanno suscitato in tutti i visitatori.

Ci sono stati momenti in cui alcuni tra questi stand sono risultati quasi inavvicinabili tanta è stata la folla accalcata davanti alle vetrine.

Swatch Group ha poi elegantemente fornito clienti e invitati un ottimo servizio ristorante gestito con estrema cura e classe.

Tra le vetrine più gettonate, ovviamente Omega, la quale, tra le importanti novità ha presentato una nuova versione commemorativa di Apollo XI, con un “MoonWatch” in serie limitata e numerata, oltre che a una nuova versione di “Dark side of the Moon”.

Sotto l’aspetto tecnico, però, è il vero piatto forte di Omega a Basel 2014, ovvero la prima collezione di Aqua-Terra dotati del nuovo calibro di manifattura con scappamento coassiale e spirale libera in silicio completamente amagnetico fino ad una misura maggiore di 15.000 Gauss.

Passa quindi alla fase operativa il progetto di massificazione (si fa per dire, ovviamente, parlando di una maison del lusso) del favoloso movimento che anima uno dei successi più cristallini della casa, ovvero il “> 15.000 Gauss” orologio detentore del record del mondo per la categoria dei segnatempo anti-magnetici.

Una piccola “chicca” che non mancherà di entusiasmare collezionisti e appassionati di Omega: da ora in poi, tutti gli orologi “MoonWatch” saranno accompagnati da una specialissima confezione comprendente anche un cinturino in velcro di ricambio, nonchè tutta una dotazione di simpaticherie!

Chiudiamo qui la prima puntata del nostro rapporto relativo alla visita a Baselworld 2014.

La seconda parte sarà dedicata all’approfondimento delle novità dei restanti marchi di Swatch Group e al completamento della rassegna del piano 0 della Hall 1, mitica location ove hanno avuto sede la quasi totalita tra le maggiori e più suggestive marche orologiere.

Appuntamento quindi a breve su questo stesso blog.

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